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Stefano Sollima rompe il silenzio su Il Mostro: “Non volevo un’indagine, ma raccontare i veri mostri”

Ospite di Alessandro Cattelan nel nuovo episodio di Supernova, il regista di Il Mostro e Gomorra si confessa tra verità scomode, scelte difficili e la fatica di raccontare l’oscurità.

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ROMA – C’è un filo rosso che attraversa tutta la filmografia di Stefano Sollima: il desiderio di guardare nell’abisso per capire la realtà. Ospite del nuovo episodio di Supernova, il podcast di Alessandro Cattelan, il regista si mette a nudo e riflette su come il male, più che temuto, vada osservato da vicino.

Nel corso della conversazione, Sollima ripercorre il percorso che lo ha portato alla sua nuova miniserie Il Mostro, ispirata al caso del Mostro di Firenze. Un progetto nato come film, poi trasformato in serie per la complessità del materiale raccolto e per la necessità di raccontare i “mostri” non come figure isolate, ma come frammenti di una società capace di generare e nascondere le proprie ombre. Un mosaico di verità, contraddizioni e silenzi che non offre risposte, ma domande.

È un racconto che nasce da una ricerca ossessiva, fatta di documenti, testimonianze e omissioni. Un lavoro disturbante, emotivamente estenuante, che segna una delle esperienze più intense della sua carriera. Per Sollima, affrontare quella storia è stato un modo per riaprire ferite collettive e interrogarsi sul senso stesso della giustizia.

Il dialogo con Cattelan tocca anche i momenti più iconici del suo cinema, a partire da Gomorra: un set difficile, reale, dove la finzione si è scontrata con la vita vera. Girare a Scampia, tra diffidenza e tensione, ha significato affrontare un territorio che la serie avrebbe finito per raccontare in tutta la sua crudezza. È lì che Sollima ha imparato quanto il linguaggio — anche quello del dialetto — possa diventare un atto di verità.

Tra ricordi privati e riflessioni sul mestiere, emergono anche le fragilità di un autore che ha sempre scelto la coerenza alla comodità: gli anni in collegio dopo la morte della madre, il rapporto irrisolto con il padre regista, la consapevolezza che ogni storia, anche la più oscura, può illuminare chi la guarda.

Supernova conferma così la sua natura più autentica: uno spazio dove gli artisti smettono di interpretare ruoli e si raccontano come sono davvero, tra ombre e luce, paura e verità.

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