LUCCA – Un cognome che significa cinema. Dopo il nonno Eugenio, pioniere della fotografia, e il padre Mario, maestro assoluto dell’horror italiano, Lamberto Bava ha costruito un percorso unico, capace di attraversare generi e linguaggi, dal thriller all’horror, fino ai fantasy televisivi che hanno segnato i pomeriggi di intere generazioni.
Al Lucca Film Festival, il regista si è raccontato a Carlo Dutto, tornando su uno dei momenti più alti e iconici della sua carriera: Demoni. Uscito nel 1985, il film – scritto e prodotto da Dario Argento – è diventato un vero cult internazionale, noto per l’ambientazione claustrofobica dentro un cinema che si trasforma in trappola mortale, dove finzione e realtà si confondono fino a diventare indistinguibili. Una parabola perfetta del meta cinema, marchio di fabbrica di tutta la sua filmografia.
«Demoni è un film che si racconta in sette parole», ricorda oggi Bava, sottolineando come la forza del film stia proprio nella sua immediatezza narrativa e nella potenza visiva che ancora oggi continua a influenzare registi e appassionati in tutto il mondo. Da quella notte al cinema Metropol di Berlino fino al sequel Demoni 2… L’incubo ritorna, la saga ha contribuito a ridefinire l’immaginario horror italiano, aprendo la strada a nuove contaminazioni e a un dialogo diretto con il pubblico. Un incontro che diventa non solo un tuffo nella memoria, ma anche una riflessione sul potere del cinema di genere, capace di parlare a tutte le generazioni.
- VIDEO | Guarda qui l’intervista completa:
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