ROMA – La pausa è durata poco, ma il ritorno di Jimmy Kimmel non è stato certo un rientro in sordina. Dopo giorni di sospensione e polemiche roventi, Disney e ABC hanno rimesso in onda il suo show, segnando una vittoria apparente per il conduttore. Apparente, sì, perché la bufera che lo circonda non si è placata: anzi, è diventata un caso nazionale.
Da una parte, Donald Trump che non perde occasione per lanciare strali contro Kimmel, accusando la rete di favoritismi e minacciando azioni legali. Dall’altra, alcune affiliate locali – tra cui i colossi Nexstar e Sinclair – che hanno deciso di non trasmettere più il programma, sostituendolo con contenuti alternativi. Un gesto che mette in discussione l’autorità stessa della rete madre e apre a un precedente pericoloso.
Il tutto parte da un monologo che ha scatenato reazioni feroci e portato a una sospensione improvvisa, poi ritrattata sotto la pressione di pubblico e sponsor. Ma ora, mentre Kimmel riaccende i riflettori del suo late-night, resta la domanda centrale: dove finisce la satira e dove inizia la censura?
La battaglia è tutt’altro che chiusa. Se il palcoscenico di Kimmel è di nuovo acceso, è anche diventato il simbolo di uno scontro più ampio, che intreccia politica, media e libertà di espressione.
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