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INTERVISTE I D-ROSS: «Oggi è necessario reclamare i propri spazi. C’era una volta in America è senza dubbio il mio film preferito…»

Il leggendario producer e compositore partenopeo si racconta ai microfoni di Hot Corn

D-ROSS

ROMA – Producer, compositore e mente dietro alcune delle pagine più significative della scena urban italiana, D-ROSS inaugura una nuova fase del suo percorso con space, il suo progetto artistico disponibile dall’11 luglio per Rc Music. Lontano dalle logiche del mainstream, space è un viaggio sonoro libero e personale, che mescola psichedelia, elettronica, grunge e tradizione italiana in un universo costruito intorno alla chitarra. Dopo aver firmato produzioni per nomi come Luchè, Marracash, Fabri Fibra, Emis Killa e Francesca Michielin, e aver conquistato un David di Donatello per la colonna sonora di Song ‘e Napule, D-ROSS si circonda di giovani voci della scena napoletana – Startuffo, Torok, J-osh e Florinda – per dare vita a un progetto corale e visionario, che riflette la vivacità e l’identità culturale della sua città. Qui D-ROSS ne ha parlato con il nostro Dario Cangemi ai microfoni di Hot Corn:

Hai detto che “space” è anche un messaggio culturale: si può fare musica seguendo la propria visione. Quanto è stato difficile, oggi, portare avanti un progetto così libero in un mercato discografico sempre più omologato?

«Oggi più che mai è necessario reclamare i propri spazi. Viviamo in un’epoca in cui tutto tende a uniformarsi e a contare sono soprattutto i numeri – che per carità, sono importanti – ma non dovrebbero influenzare troppo la creatività. Ogni artista ha il dovere di esprimersi liberamente e non reprimere il proprio istinto creativo. Per tornare a questo, è fondamentale che la complessità torni a essere di moda».

La scena musicale napoletana è al centro di “space”. Come descriveresti oggi la creatività partenopea e cosa la rende così viva e collettiva?

«Con space ho voluto fortemente coinvolgere artisti e musicisti napoletani con cui avevo già collaborato in passato. La condivisione di idee è alla base di qualsiasi opera d’arte. Napoli, nonostante le sue contraddizioni, riesce a mettere sempre al centro il rapporto umano, in qualsiasi ambito. Proprio da queste contraddizioni la città trae la sua forza. In modo molto naturale ho ricreato questa dinamica anche in studio, confrontandomi con i tanti input degli artisti: spesso sembravano non avere un terreno comune, ma proprio da lì nascevano un sound, un riff, una melodia o un’atmosfera nuova».

D-ROSS nel suo studio di registrazione

Hai vinto un David di Donatello per “A Verità” e hai composto per film come “Song ‘e Napule” e serie iconiche come “Gomorra”. Che cosa ti ha insegnato il cinema sul modo di fare musica?

«Il cinema ha tempi spesso dilatati, e a livello musicale devi rispettare le indicazioni del regista, che sono allo stesso tempo precise e contraddittorie. Serve molta mediazione, senza mai perdere la propria sensibilità musicale. Nel 2019, insieme a Startuffo, abbiamo composto tutta la colonna sonora di 5 è il numero perfetto di Igort, con Toni Servillo. Lavoriamo con Igort da anni, c’è grande conoscenza e fiducia reciproca. È stato un lavoro intenso ma piacevole. Per Gomorra erano loro a contattarci, perché ritenevano che le nostre canzoni si sposassero perfettamente con l’atmosfera della serie: i nostri brani sono presenti in tutte le stagioni. ’A Verità, per Song’e Napule, è nata nel nostro studio dopo una breve chiacchierata con i Manetti Bros. L’intesa è stata immediata: abbiamo composto le linee principali del pezzo in pochissimo tempo»

Qual è il film o regista che ha influenzato di più il tuo modo di concepire le atmosfere musicali?

«C’era una volta in America è senza dubbio il mio film preferito. Sergio Leone, Ennio Morricone e tutto il cast hanno realizzato un capolavoro. In quel caso, Leone ha saputo reclamare i suoi spazi, lottando contro l’industria del cinema che voleva a tutti i costi tagliare il film».

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