ROMA – Timothée Chalamet torna a far parlare di sé per una performance che, a detta di molti, segna una nuova vetta della sua carriera. Marty Supreme, diretto da Josh Safdie e prodotto da A24, è stato presentato a sorpresa al New York Film Festival e in poche ore è diventato l’evento più discusso della rassegna.
Ambientato nel mondo del ping-pong competitivo, il film mescola adrenalina, ritmo e introspezione. Safdie costruisce un racconto visivamente ipnotico e nervoso, dove l’ossessione sportiva diventa il riflesso di una ricerca più profonda: quella dell’identità e del controllo. Chalamet, al centro di tutto, si muove tra fragilità e furia, restituendo un personaggio contraddittorio e affascinante.
Le prime reazioni della critica americana parlano chiaro: Marty Supreme non è solo un ritorno potente per i fratelli Safdie nel cinema più autoriale, ma anche il film che potrebbe riportare Chalamet nella corsa agli Oscar. Il suo ruolo, fisico e psicologico insieme, sembra racchiudere tutto ciò che lo ha reso una delle star più magnetiche della sua generazione — e forse anche qualcosa di più. Con la sua energia sporca, il montaggio febbrile e un’estetica che alterna caos e tenerezza, Marty Supreme conferma quanto il cinema dei Safdie riesca ancora a sorprendere. E se le prime reazioni sono un indizio, la corsa alle statuette potrebbe essere già iniziata.
Leggi anche:
- Intervista a Sergio Romano: da Cannes a La valle dei sorrisi di Paolo Strippoli;
- Together: l’amore diventa incubo | La nostra video recensione del body horror di Michael Shanks
- Mads Mikkelsen contro lo spazio (e se stesso): arriva Ami, il survival sci-fi più atteso dell’anno
- L’Arca: il coraggio di fuggire per ritrovarsi | Intervista a Giorgio Caporali






Lascia un Commento