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Stefano Accorsi: «Io, Horst Fantazzini e quella favola anarchica lontana ormai vent’anni»

Bertolt Brecht, la bicicletta e quel cult di Enzo Monteleone: Ormai è fatta! compie vent’anni

Stefano Accorsi in Ormai è fatta! Il film uscì al cinema il 23 aprile del 1999.

MILANO – Nel cinema, come nella vita, esistono i classici, i titoli forti, quelli che tutti conoscono e che citano. Poi, in un’altra categoria, ci sono le cose minori, meno note, non per questo meno valide o belle. Anzi. Sono piccoli film che vanno protetti e tramandati, opere che custodiscono qualcosa di prezioso da conservare e raccontare. Ormai è fatta! di Enzo Monteleone uscì in sala il 23 aprile del 1999, praticamente un’era geologica fa: al Governo c’era Massimo D’Alema, iPod, iPad e iPhone erano sigle senza alcun significato e la gente senza smartphone ancora si guardava in faccia. In quel preciso momento arrivò in sala un film d’altri tempi, una favola anarchica con Stefano Accorsi – reduce da Ligabue e dal successo di Radiofreccia – a interpretare Horst Fantazzini.

Accorsi in un’altra scena di Ormai è fatta.

«Ricordo tutto. Ricordo bene», spiega ridendo Stefano Accorsi, al telefono. «Incontrai Monteleone a casa sua, a Roma, abitava a piazza Vittorio. Sapevo chi era e cosa aveva fatto, i film che aveva sceneggiato, ma quando iniziò a raccontarmi la storia di Fantazzini ne fui immediatamente rapito». La storia sì, che storia: un film che invece era realtà, la storia sghemba di un rapinatore innocuo, che rubava ma stava attento a non ferire nessuno, a colpi di pedali e citazioni di Brecht: «È più criminale fondare una banca che rapinarla». Comincia così questa vicenda piccola ed enorme che quest’anno festeggia il ventennale e che noi di Hot Corn – da sempre affezionati ai non allineati – abbiamo voluto ripercorrere ripartendo da Accorsi: «Quel film fu una bellissima avventura, sul set ci divertimmo molto, anche con Emilio (Solfrizzi, nda) e Giovanni (Esposito, nda). Ancora oggi ne conservo un ricordo bellissimo». Un film invecchiato bene (lo ritrovate su CHILI qui) che Monteleone riuscì a tenere in bilico tra commedia e dramma, con Fantazzini un po’ eroe, un po’ cialtrone. «Prima di girare andai a incontrare Fantazzini ad Asti, dov’era rinchiuso in una cella di massima sicurezza», ricorda Accorsi, «Una visita strana in un posto angosciante, ma era utile lo incontrassi. Mi colpì molto e, nonostante io non segua minimamente l’oroscopo e non ne sappia nulla, pensai tra me e me ritornando a casa: questo è dei Pesci come me. Ed era così». Siamo nel 1999, Accorsi ha ventotto anni e ha già azzeccato un paio di ruoli destinati al futuro: Alex di Jack Frusciante è uscito dal gruppo e Freccia di Radiofreccia. In quel momento può scegliere molti film, anche più leggeri, più sicuri, qualche commedia, qualche incasso utile alla carriera. Invece no. Sceglie Fantazzini, ciclista di provincia ispirato da Jules Bonnot e dalla sua banda. «Se ci ripenso oggi sono solo contento di aver girato Ormai è fatta, non solo per la vicenda che trattava, ma anche perché il film ha tenuto il tempo molto bene: andate a rivedervi la scena in cui Horst parla al telefono con il padre, un altro anarchico sui generis. Senza dubbio fu un personaggio d’altri tempo, ribelle al sistema ma anche indomito fino all’autolesionismo. A un certo punto poteva fermarsi, invece ha continuato». 

Fantazzini, a sinistra, con un compagno di cella. Siamo a Sulmona, nel 1974.

Al punto che Fantazzini accumulò una serie di condanne che lo avrebbero tenuto in carcere proprio fino a questi giorni del 2019, perché il richiamo (assurdo e fine a se stesso) della rapina non si era mai spento in lui: nel 2001 decise di rapinare la Banca Agricola Mantovana di Porta Mascarella, fuggì in bicicletta e ovviamente venne catturato subito. Finì i suoi giorni nell’infermeria del carcere della Dozza di Bologna morendo in una triste vigilia di Natale del 2001, due anni dopo l’uscita di Ormai è fatta. Aveva solo 62 anni. «Dopo il film ci eravamo scritti», ricorda Accorsi, «sarei dovuto andarlo anche a trovare a Bologna, in prigione, ma non mi fecero entrare in carcere. Ci rimasi molto male e capii quanto la sua libertà fosse limitata. Qualche settimana dopo gli concessero la semilibertà e lui andò a rubare in un ufficio postale con la sua bicicletta».

Un pazzo irregolare che collezionava evasioni per un film che uscì in sordina e poi passò di mano in mano, VHS dopo VHS, consigliato da amici e segnato da quella bellissima colonna sonora firmata da Pivio & De Scalzi (un classico che raccontano qui, nel nostro podcast) e da quel tema, Rapine e tentate fughe, che va e viene come una fuga, tra una chitarra surf e i Balcani. «Ma io credo che un film come Ormai è fatta lo si potrebbe girare anche oggi», riflette Accorsi, «anzi, forse sarebbe ancora più semplice per le possibilità che ci sono e perché il cinema ha bisogno di storie audaci, atipiche. Se si vuole portare gente in sala bisogna osare: il cinema deve fare il cinema». 

 

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