TORINO – Un pescatore schiacciato dai debiti, una piccola barca di legno e uno squalo leggendario dalla pelle dorata che forse non esiste. È da questi elementi che prende forma Somalia, il documentario diretto da Giuseppe Carrieri e Mohamoud Hassan, selezionato per il Concorso Internazionale Documentari della 44ª edizione del Torino Film Festival, dove sarà presentato venerdì 27 novembre. La storia si svolge sulle coste della Somalia, lungo il Golfo di Aden, dove la progressiva scarsità di pesce ha reso sempre più difficile la sopravvivenza delle comunità locali. Per molti pescatori la caccia agli squali è diventata una delle poche possibilità di guadagno, in un contesto segnato dall’incertezza economica e dalla dipendenza dal mare.
Somalia, la storia di Gagale e dello squalo dalla pelle dorata
Al centro del film c’è Gagale, interpretato da Mohamed Ahmed Ali, un uomo oppresso dai debiti e dalla dipendenza, convinto che nelle acque del Golfo di Aden si nasconda uno squalo leggendario dalla pelle dorata. La cattura di quella creatura rappresenta per lui molto più di una possibilità economica: è la speranza di cambiare vita. Armato di una vecchia lancia, Gagale prende il largo durante la notte a bordo di una piccola imbarcazione. La sua ricerca diventa progressivamente un viaggio in cui la necessità di sopravvivere si confonde con l’ossessione e il desiderio di credere in qualcosa di impossibile. Il documentario si muove così tra la concretezza della vita dei pescatori e una dimensione quasi visionaria, nella quale il mare assume un significato duplice: fonte di sostentamento, ma anche luogo di pericolo e possibile annientamento.
Due registi, uno sguardo diverso sulla Somalia
A dirigere il film sono Giuseppe Carrieri, regista e docente di cinema all’Università IULM di Milano, e Mohamoud Hassan, giornalista e filmmaker somalo. Il progetto nasce dall’incontro tra due prospettive che condividono la volontà di raccontare il Paese al di fuori delle rappresentazioni più consuete, spesso legate alla guerra e alla pirateria. Al centro non ci sono infatti i grandi eventi politici, ma la vicenda individuale di un uomo, attraverso la quale emergono le difficoltà e le contraddizioni di un’intera comunità.
«SOMALIA nasce dall’urgenza di abitare cinematograficamente un margine del mondo in cui il mare non è un orizzonte, ma una condanna, un richiamo, una forma di appartenenza. Fin dall’inizio abbiamo voluto avvicinarci a questa realtà senza filtri esotizzanti né semplificazioni narrative, cercando una forma capace di tenere insieme la sua durezza materiale e la sua forza visionaria», spiegano i due registi.
È proprio il rapporto tra realtà e immaginazione a caratterizzare il documentario. Da una parte il lavoro quotidiano, la fatica e le difficoltà economiche dei pescatori; dall’altra il mito di una creatura che diventa simbolo di una possibile salvezza.
Il documentario al Torino Film Festival
Somalia sarà presentato il 27 novembre nell’ambito del Concorso Internazionale Documentari del Torino Film Festival. Il film è prodotto da Giuseppe Carrieri per Natia Docufilm, in coproduzione con Andrea Italia per Nieminen Film e Beppe Manzi ed Erika Ponti per Oki Doki Film. Attraverso il viaggio di Gagale, Carrieri e Hassan costruiscono un racconto che va oltre la semplice ricerca di uno squalo. Una storia nella quale il bisogno di sopravvivere e quello di inseguire un sogno finiscono per sovrapporsi, lasciando emergere il confine sempre più sottile tra speranza e ossessione.
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