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Scream 7 domina il box office: Ghostface è ancora il re dell’horror

Debutto record tra Stati Uniti e Italia per il nuovo capitolo della saga. Il ritorno di Sidney Prescott riaccende la passione del pubblico (e divide la critica).

ROMA – C’è qualcosa di profondamente ironico – e perfettamente in linea con lo spirito del franchise – nel vedere Scream 7 trasformarsi in un fenomeno da botteghino proprio mentre in rete si discute, si critica, si polemizza. Ghostface, ancora una volta, sopravvive a tutto. Anche al rumore. Il settimo capitolo della saga horror ha esordito negli Stati Uniti con oltre 64 milioni di dollari nel primo weekend, miglior debutto di sempre per la serie. Un risultato che supera nettamente Scream VI e che riporta il brand ai fasti commerciali degli anni d’oro. A livello globale, l’incasso ha già sfiorato quota 100 milioni nei primi giorni di programmazione, segnale evidente che il pubblico – quello vero, pagante – continua a voler entrare in sala per giocare al massacro metacinematografico inventato nel 1996. E l’Italia? Risponde presente.

Distribuito nelle nostre sale dal 25 febbraio, il film ha aperto in vetta al box office con oltre 1,3 milioni di euro nel weekend, cifra che supera 1,5 milioni includendo le anteprime. Una media per sala solida, costante, che dimostra come la saga mantenga un seguito trasversale: nostalgici della prima ora, spettatori cresciuti con il revival del 2022, curiosi attratti dal passaparola. Il dato più interessante, però, è un altro.

Il ritorno che ha fatto la differenza

A fare notizia – prima ancora dei numeri – è stato il ritorno di Neve Campbell nei panni di Sidney Prescott. Dopo l’assenza nel capitolo precedente per questioni contrattuali, la sua presenza qui ha un valore simbolico enorme. Sidney non è solo un personaggio: è l’asse morale della saga, la final girl che ha ridefinito il genere. Dietro la macchina da presa, poi, c’è un nome che pesa: Kevin Williamson, storico sceneggiatore del primo Scream, torna in cabina di regia riportando la saga in qualche modo “a casa”. Il risultato è un film che gioca con la nostalgia senza abbandonare del tutto la voglia di aggiornare il linguaggio, anche se non sempre con la stessa lucidità dei capitoli fondativi.

Pubblico entusiasta, critica più fredda

Se il botteghino sorride, la critica è meno compatta. Le recensioni oscillano tra l’apprezzamento per l’energia e per il ritorno dei volti storici e qualche perplessità su una struttura narrativa che, per forza di cose, deve reinventare continuamente le regole del gioco. Ma forse è proprio qui il punto: Scream è sempre stato un film sul meccanismo dell’horror, sulla ripetizione e sulla consapevolezza. Ogni capitolo combatte contro la propria formula. E il fatto che, a distanza di quasi trent’anni, il pubblico sia ancora disposto a partecipare al gioco dice molto più dei punteggi aggregati online. Con un’apertura di questo calibro, è difficile immaginare che il percorso si fermi qui. L’industria guarda ai numeri, e i numeri parlano chiaro. Il marchio è vivo, riconoscibile, commercialmente forte.

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