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Robert Downey Jr. e Tony Stark: essere o non essere Iron Man

Dal primo capitolo fino ad Endgame, l’evoluzione umana e artistica di un attore e del suo personaggio

«Io sono Iron Man». Dieci anni fa, la dichiarazione d’intenti da parte della Marvel Studios: il futuro dei supereroi avrebbe previsto l’uomo al centro di una narrazione seriale da miliardi di dollari. Niente più calzamaglie, maschere, basi segrete o invincibili superpoteri. Ma problemi, nevrosi, catastrofi private prima che globali, in una umanizzazione dell’icona da fumetto in grado di creare – forse, superando anche Star Wars – la saga cinematografica moderna per eccellenza. Un azzardo che poteva diventare un clamoroso fallimento.

Iron Man, una scena del film.
Robert Downey Jr. è Tony Stark.

Ogni titolo, dei ventitré usciti o in procinto (e quindi ci mettiamo dentro anche Captain Marvel, Endgame e Spider-Man: Far From Home), è il tassello di una costellazione capace di portare il cinema e la serialità sullo stesso identico piano astrale. Il risultato? Un impatto culturale pazzesco e ben sei film tra i primi venti incassi della storia (facciamo sette, con Avengers: Endgame?). E, pensare che tutto è iniziato quasi undici primavere fa, inizialmente anche senza troppo clamore, quando Jon Favreau e Robert Downey Jr. portavano in sala Iron Man.

Robert Downey Jr. e Jon Favreau sul set di Iron Man. Era il 2008.

Rivedendolo oggi (lo trovate su CHILI), comprendiamo ancora meglio la chiave del successo: un miliardario, anzi, un Signore della Guerra, si redime dai suoi crimini, diventando un uomo diverso, un eroe del popolo. Dal sarcasmo pungente e con un cuore, letteralmente, di vivo ferro. Il Tony Stark di Robert Downey Jr., puntata dopo puntata, diventa il manifesto del Marvel Cinematic Universe: forza dirompente ma animo empatico e nobile.

”Ok, posso volare”. Una scena del film.

Impossibile resistergli, impossibile non amare i tick, i conflitti, le ansie e le bizzarrie che Downey Jr. ha saputo costruirgli attorno. Più della corazza, più delle gesta impossibili, più dei suoi futuri amici disfunzionali. E, quindi, il parallelo va obbligatoriamente all’attore protagonista, in un periodo della sua carriera, quello, in precario equilibrio. Robert Downey Jr. ha buttato per primo l’amo in un mare che, all’epoca, di certo non poteva garantire una fruttuosa pesca, anzi.

Robert Downey Jr. alla Prima di Iron Man 3.

Perché, il rischio, era reale: un personaggio così, playboy ricco sfondato, in affari con ambigui generali del caldo Medio Oriente, almeno su carta, non aveva le carte in regola per far breccia nel cuore del pubblico più trasversale possibile. Eppure, il seme piantato ha iniziato a germogliare in una quercia, oggi, rigogliosa e possente.

L’uomo e la macchina, in una scena di Iron Man 3.

Così, Robert Downey Jr., assieme a Tony Stark (tre sequel diretti più sette co-partecipazioni, da The Avengers a Civil War fino a Spider-Man Homecoming), ha ricominciato il viaggio, mostrando (e mettendoci) la faccia di uomo e di attore nuovo. Fino a quel momento poco capito e sfruttato – nonostante una Nomination all’Oscar per Charlot (1993) – se non da Dito Montiel che lo volle nel magnifico Guida per Riconoscere i Tuoi Santi, o da Clooney nel sottovalutato Good Night, and Good Luck oppure da David Fincher in Zodiac.

Iron Man in una scena di The Avengers.

«Oggi Tony Stark ha cambiato radicalmente il volto dell’industria bellica garantendo libertà e protezione ma soprattutto gli interessi dell’America in tutto il Mondo»veniva così presentato all’inizio del film. Quasi a beffare gli spettatori e, più in grande, l’intera Hollywood. Di fatto, Iron Man, il volto l’ha cambiato all’industria cinematografica, che vi piaccio o no, influenzando linguaggi, comunicazioni, messaggi, stile.

Tony Stark nella prima immagine di Avengers: Endgame.

Il cinema di cui il pubblico ha bisogno oggi è iniziato dieci anni fa, in una ponderazione di intenti divenuta certezza. In un gioco di buoni e cattivi pronto a finire, chissà, proprio come era iniziato. E sì, con l’arrivo di Avengers: Endgame, di Robert Downey Jr. e del suo cavalliere d’acciaio, cominciamo a sentire già la mancanza. Allora è il caso di ricordare quella frase da recitare come un mantra: «A volte devi rischiare un’incertezza per avere una certezza». Parola di Tony Stark.

Volete (ri)vedere il primo film del Marvel Cinematic Universe? Lo trovate su CHILI: Iron Man

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