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RECENSIONI I …Che Dio perdona a tutti: la nuova commedia di Pif in ottimo equilibrio tra ironia e profondità

Pierfrancesco Diliberto torna al cinema insieme a Giusy Buscemi in una commedia che sa far riflettere. Una bella sorpresa. Dal 2 aprile al cinema

ROMA – Il ritorno alla regia di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, conferma ancora una volta la sua capacità di fondere ironia e riflessione, leggerezza narrativa e profondità tematica. Il suo nuovo film, tratto dal romanzo …che Dio perdona a tutti, nasce da un’intuizione personale e particolarmente interessante: un dialogo ideale con Papa Francesco, figura che diventa non solo fonte d’ispirazione ma anche presenza simbolica all’interno della storia. 

…Che Dio Perdona a tutti si muove su un terreno delicato: quello della fede, osservata però con lo sguardo disincantato e curioso di chi non si riconosce pienamente in essa. Il protagonista, Arturo (interpretato dallo stesso regista), incarna proprio questa tensione. Da bambino credeva nei miracoli, convinto che una preghiera potesse persino cambiare il destino di una partita di calcio. Ma una delusione, apparentemente banale — il pensiero che un bambino brasiliano durante la partita Italia-Brasile dell’82 non fosse riuscito a gioire per la vittoria della sua squadra, mentre lui sì — incrina quella fiducia, trasformandola lentamente in scetticismo. Da adulto, sostituisce la spiritualità con qualcosa di più consolatorio: i dolci siciliani, piccoli paradisi terreni capaci di colmare vuoti più profondi.

Pif in una scena del suo ultimo film

La vita di Arturo scorre tra lavoro — è un agente immobiliare di successo — e passioni gastronomiche, fino all’incontro con Flora (Giusy Buscemi), una pasticcera talentuosa e profondamente credente. L’amore nasce subito, alimentato dalla passione condivisa per i dolci, ma si scontra presto con un ostacolo fondamentale: per Flora la fede è parte integrante della vita, mentre per Arturo rimane un territorio del tutto estraneo. Nel tentativo di non perderla, l’uomo si avventura in una serie di situazioni comiche cercando di apparire ciò che non è. Ma la finzione non può durare a lungo: Flora scoprirà la verità e, con la confessione di Arturo, il loro amore rischierà di spezzarsi. Pif costruisce una narrazione che gioca sul contrasto tra autenticità e finzione. Con un tono leggero e accessibile, Diliberto — che ha scritto il film insieme a Michele Astori — mette in scena una commedia capace di far riflettere, sollevando quindi una domanda più ampia: Quanto siamo disposti a cambiare per essere amati? E soprattutto, è possibile costruire qualcosa di vero partendo da una menzogna?

La presenza del Papa (Carlos Hipólito), evocata anche nella scena finale particolarmente significativa, non ha nulla di retorico. Piuttosto, rappresenta un punto di contatto tra mondi diversi, una figura che invita all’incontro più che al giudizio e proprio per questo fortemente originale. Non è un caso che il messaggio conclusivo si condensi in una frase semplice, quasi sussurrata: “Prega per me”. Un messaggio preciso che ribalta le prospettive. Il regista siciliano conferma una sensibilità ormai riconoscibile: quella di saper attraversare temi complessi senza appesantirli, mantenendo un equilibrio misurato tra comicità e introspezione. Sotto la grazia dell’ironia affiora così una storia che parla a tutti: credenti e non, romantici e disillusi, ricordando che, al di là delle convinzioni personali, resta una verità universale — il bisogno di essere compresi, accolti e, forse, perdonati.

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