ROMA – Era il 1938 quando, sulle colonne del New Yorker, apparve per la prima volta una vignetta della Famiglia Addams. Non era certo destinata a restare un episodio isolato: seguirono altre strisce, e via via si introducevano nuovi membri della curiosa famiglia. Dietro la penna, Charles Addams, illustratore del New Jersey che aveva fatto del macabro un’arte e dell’umorismo nero un mestiere, prima ancora che esistesse il termine black humor e che Taffo comprendesse l’enorme ritorno del marketing.
Addams era esattamente come si potrebbe immaginare, ovvero come i suoi parenti d’inchiostro; basti pensare che prima di approdare al prestigioso periodico ritoccava le foto di cadaveri per la rivista True Detective, il suo compito era quello di rimuovere il sangue e renderle più presentabili; a lui però piacevano molto di più gli originali: il sangue era la parte interessante.

In un’America che imponeva il modello della perfetta famiglia wasp con casalinga bionda col filo di perle e il marito in giacca e cravatta performante da pubblicità, gli Addams rappresentavano un cortocircuito geniale. Una parodia, una satira sociale, ma soprattutto un dito nell’occhio del conformismo: Morticia – probabilmente ispirata a Barbara Jean Day, prima moglie di Charles – cupa e sensuale, che serve tè al cianuro e pota rose per decapitarne i boccioli; Gomez, marito devoto e innamoratissimo, non workaholic né fedifrago; i figli, Mercoledì e Pugsley, più affezionati alle bare e alle torture che agli scout; al posto di un golden retriever come compagno di giochi, una mano amputata. Altro che Mulino bianco. Il successo fu tale che David Levy decise di trasformare quelle vignette in una serie tv, andata in onda dal 1964 al 1966 su ABC. Cast memorabile: John Astin (Gomez), Carolyn Jones (Morticia), Ken Weatherwax (Pugsley), Lisa Loring (Wednesday), Ted Cassidy (Lurch), Jackie Coogan (Fester). Il grande pubblico scoprì così una coppia televisiva modernissima, molto più matriarcale che patriarcale, e soprattutto senza pudori nell’esibire la propria passione. Morticia è stata probabilmente la prima mamma sexy del piccolo schermo, e Gomez il primo marito non solo innamorato ma pure felice di esserlo.
“Ricordo ancora, cara, la prima volta che ti ho vista, a un funerale. Eri così affascinante. Pallida e misteriosa. Talmente bella che nessuno guardava il cadavere.” Non proprio una frase da spot, eppure perfetta per spiegare perché la coppia sia rimasta iconica.

Dopo il bianco e nero cult, arrivarono la serie animata degli anni Settanta (con la voce di una giovanissima Jodie Foster nei panni di Pugsley), i film live-action dei primi anni ’90 diretti da Barry Sonnenfeld, con Anjelica Huston e Raul Julia a dominare lo schermo, e soprattutto la Mercoledì di Christina Ricci: sarcastica, cinica, immortale, che più che ai ragazzi pensa all’omicidio. Più tardi, i film d’animazione e infine la consacrazione Netflix con Wednesday, firmata Tim Burton, con Jenna Ortega a reinventare l’eroina gotica per le nuove generazioni.

Perché la verità è che gli Addams non invecchiano mai: rappresentano il rifiuto dell’omologazione, la ribellione ai canoni estetici e morali di qualunque epoca. Ma, ed è qui la beffa, sotto le apparenze sinistre custodiscono valori che farebbero invidia alle famiglie da campagna elettorale: genitori innamorati, fratelli complici (anche se armati di strumenti di tortura) e un’idea di comunità accogliente e non giudicante, cementata più della villetta a schiera con il barbecue.
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