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Netflix compra InterPositive, la startup “AI per filmmaker” fondata da Ben Affleck: cosa significa davvero

Niente “film fatti dall’algoritmo”: l’obiettivo dichiarato è potenziare post-produzione e workflow senza sostituire creativi e troupe. Affleck entra anche come senior advisor.

Freshly Popped

ROMA – Netflix mette le mani su un pezzo di futuro — e lo fa scegliendo una strada molto meno “da fantascienza” di quanto potrebbe sembrare. La piattaforma ha acquisito InterPositive, startup fondata da Ben Affleck e costruita attorno a strumenti di intelligenza artificiale pensati non per generare film da zero, ma per aiutare il lavoro in produzione e soprattutto in post-produzione. Le cifre dell’accordo non sono state rese note.

Cos’è InterPositive (e perché Netflix la vuole in casa)

InterPositive nasce nel 2022 come progetto “da filmmaker per filmmaker”: l’idea, spiegata nelle comunicazioni ufficiali legate all’operazione, è costruire tool capaci di preservare coerenza visiva ed editoriale anche quando una produzione si scontra con problemi molto concreti: inquadrature mancanti, continuità difficile, luce sbagliata, compromessi di set. Qui sta il punto: non è la solita promessa “l’AI farà tutto”. È una promessa più subdola e, per Netflix, molto più utile: rendere il processo più efficiente senza toccare (almeno a parole) la centralità delle scelte creative. Secondo Bloomberg, la tecnologia sarebbe pensata per compiti come reframing delle inquadrature, aggiustamenti cromatici e alcune lavorazioni VFX, con un utilizzo dichiaratamente orientato alla post-produzione.

La linea ufficiale: “AI che espande la libertà creativa”

Netflix, attraverso la sua chief content officer Bela Bajaria, ha messo subito un paletto: questi strumenti devono “espandere la libertà creativa”, non sostituire sceneggiatori, registi, attori e troupe. È un framing politico prima ancora che industriale: arriva dopo anni in cui Hollywood ha trattato l’AI come una minaccia diretta all’autorialità (e al lavoro). Affleck, dal canto suo, insiste su un concetto speculare: vincoli e “restrizioni” progettate per proteggere l’intento creativo, mantenendo le decisioni in mano agli artisti. E soprattutto: non resta fuori dall’operazione. Entra in Netflix con il ruolo di senior advisor.

E adesso: tool proprietari, pipeline più “Netflix” che mai

InterPositive, con il suo team, confluirà nell’ecosistema interno Netflix: secondo The Wrap l’integrazione avverrà anche in dialogo con Eyeline Studios, la divisione tecnologica/innovazione della piattaforma, e con strumenti di partner terzi. Tradotto: Netflix vuole un’AI “sua”, addestrata su esigenze produttive reali e integrata nella pipeline, non un servizio esterno da accendere e spegnere. Perché è un segnale chiaro: l’AI non entra dalla porta dei trailer “generativi” e delle scorciatoie creative, ma da quella — molto più decisiva — dei processi. E quando un colosso decide di internalizzare una tecnologia di workflow, non sta inseguendo una moda: sta cercando vantaggio competitivo su tempi, costi, controllo e standard qualitativo.

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