ROMA – Un paio di anni dopo l’esordio registico con Mur — l’opera d’impegno civile del 2023 incentrata sulla crisi migratoria tra Polonia e Bielorussia — Kasia Smutniak firma la sua seconda regia con un racconto decisamente più intimo e personale. Il documentario “Mustang” verrà svelato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Progressive Cinema, per poi fare il suo ingresso nei cinema nel mese di novembre.
La narrazione scava nei ricordi vissuti in prima persona e parte dal 2003, anno in cui l’attrice organizzò un’escursione selvaggia nel Mustang, affascinante territorio nepalese al confine con il Tibet. Al suo fianco c’era Pietro Taricone, storico compagno e padre della figlia Sophie, scomparso prematuramente in seguito a un tragico incidente. Impugnando una semplice telecamera, i due documentarono la spedizione e si scambiarono un’importante promessa: fare ritorno un giorno in quella terra isolata per aiutarne la comunità e proteggerne la cultura.
I tragici eventi hanno impedito alla coppia di fare rientro insieme in Nepal, ma il legame con quel territorio si è riattivato anni dopo grazie a Sophie, che ha riscoperto le vecchie videocassette del viaggio originario e dei successivi soggiorni fatti da bambina insieme alla madre.
Con la voce narrante della stessa Sophie, il film abbraccia oltre due decenni di ricordi e sentimenti. Il giuramento stretto in gioventù trova concretizzazione grazie all’amicizia con Kunzom, una donna indigena, con cui viene fondata una scuola locale pensata per permettere ai giovani della zona di studiare senza dover abbandonare la propria terra e i propri cari. Una riflessione profonda sulla perdita, sulla memoria e sul ciclo della vita, incarnata nell’antico concetto nepalese di Samsara.
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