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Marina: il cortometraggio che racconta la bellezza fragile del cambiamento

La sirena di Paoli De Luca: identità e amicizia tra le onde. La nostra intervista a Venezia 82

Da sinistra: Giovanni De Maria e Paoli De Luca

VENEZIA – Presentato in anteprima alla 40esima edizione della SiC, in occasione dell’82esima Mostra del Cinema di Venezia, Marina di Paoli De Luca si distingue istantaneamente per quella raffinatezza espressiva di cui il panorama dei cortometraggi italiani ha sempre più bisogno, affrontando con caparbietà tecnica e narrativa temi (o tematiche) delicati legati all’identità di genere e alla crescita personale.

Il cortometraggio è ambientato in un weekend estivo e racconta la storia di Marina, un anno dopo aver iniziato la sua transizione. Ospite a casa dell’amica Camilla, Marina riceve complimenti sulla sua bellezza, ma dentro di sé non riesce a vedersi come gli altri la descrivono. Il confronto con il corpo di Camilla diventa costante, quasi ossessivo, tanto da spingerla a ritrarla sul suo taccuino. L’arrivo improvviso di Lorenzo e dei suoi amici introduce una tensione nuova, capace di mettere a dura prova sia Marina sia Camilla, e con loro l’amicizia che le lega.

Il lavoro di Paoli De Luca si muove in un territorio sospeso – complice anche l’eccellente fotografia -, a metà tra sogno e realtà. Marina appare come una sirena, una creatura fragile e potente al tempo stesso, immersa in un mondo fatto di ombre e riflessi. L’acqua diventa simbolo centrale: elemento di transizione, di rinascita, ma anche di spaesamento, capace di restituire sensazioni tattili e sonore che si imprimono nello spettatore con un’intensità quasi fisica.

Paoli De Luca, giovane regista napoletanə classe 1999, costruisce un film dalla forte carica poetica che mescola il racconto di formazione con suggestioni visive e sonore. Dettagli, respiri, atmosfere sospese: la dimensione sensoriale diventa il cuore stesso del cortometraggio. L’acqua che scivola sulla pelle, le bolle che esplodono sott’acqua, i silenzi interrotti da suoni naturali evocano esperienze intime e profonde. Nella visione della regista, la pubertà nelle persone trans non è un evento unico ma un processo che si manifesta due volte: la prima, biologica, condivisa con tutti gli adolescenti; la seconda, frutto di una libera scelta e di una rinascita consapevole. È proprio questa idea di doppia trasformazione a permeare l’intera opera, raccontata senza retorica ma con delicatezza e autenticità.

Marina nasce all’interno del Centro Sperimentale di Cinematografia, che lo ha prodotto insieme a una squadra creativa giovane e affiatata.  Il cast vede protagonisti Silvia Ella Fois, Eco Andriolo, Giovanni De Maria, Christian Carere e Dario Naglieri, capaci di restituire con talentuosa naturalezza la – talvolta – complessità dei personaggi.

Qui la nostra intervista integrale: 

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