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Marco D’Amore: «L’immortale, Gomorra e la seconda vita di Ciro Di Marzio»

Cinema, serialità, Shakespeare, Camus: a Sorrento l’attore racconta il suo debutto alla regia

Marco D'Amore con il piccolo Ciro in una pausa sul set de L'immortale.

SORRENTO – Cappellino in testa e giubbotto addosso, Marco D’Amore sale sul palco delle Giornate di Cinema, qui a Sorrento, con un’eccitazione addosso piuttosto evidente per quello che non solo è un ideale ponte tra cinema e televisione, ma anche il suo debutto assoluto alla regia: L’immortale. «Sono molto orgoglioso perché è un evento unico», riflette l’attore, «mai prima una serie aveva usato il cinema per proseguire la narrazione, è una cosa inedita e non posso che esserne fiero». Così ecco riapparire Ciro Di Marzio in uno spin-off che in realtà non ha bisogno delle quattro stagioni di Gomorra per essere capito. «No, è stato pensato per rimanere in piedi anche come visione unica».

L'immortale
Marco D’Amore controlla i giornalieri sul set.

IO E CIRO «Dove finisce Marco e inizia Ciro? Non credo alle cose che appaiono dal nulla, non credo agli attori che dicono che il personaggio è lontano da loro. In realtà per creare Ciro Di Marzio ho pescato anche dalla mia storia personale, tra me e lui ci sono sicuramente dei punti di contatto. Ovviamente le scelte fatte sono opposte, ma io ho memoria di molte cose che si vedono, del dopo terremoto negli anni Ottanta, di quell’ambiente».

L'immortale
Ancora D’Amore in una pausa sul set del film.

LA REGIA «Non è stato semplice. Avevo già girato alcune puntate di Gomorra, ma qui è stato più complicato perché dovevo essere in scena e fuori scena contemporaneamente. Mi sono fatto aiutare, ma allo stesso tempo essendo L’immortale un progetto di cui mi sono preso la totale responsabilità sapevo che dovevo essere presente sempre».

IL PERSONAGGIO  «Un personaggio ingombrante? Ho sempre risposto sorridendo a questa domanda perché pensavo a attori che per dieci anni mettono in scena l’Amleto di Shakespeare o il Caligola di Camus. Affrontare personaggi del genere è come scalare una vetta o sprofondare in un abisso. Per me Ciro è un personaggio totale, che ha dignità di letteratura teatrale. Il male assoluto? Sì, sicuramente, ma in lui c’è anche la nobiltà del sacrificio e la tenerezza di una carezza. In tutti questi anni fatti con Ciro non ho mai smesso di pensare a lui…».

Qui potete vedere il trailer de L’Immortale:

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