ROMA – «L’audiovisivo è l’unico settore che cresce. Non fermiamolo». Con queste parole, Chiara Sbarigia, presidente di APA – Associazione Produttori Audiovisivi, ha aperto il suo intervento alla Casa del Cinema di Roma, durante la conferenza congiunta di ANICA, APA e CNA Cinema e Audiovisivo. Un incontro che ha riunito, per la prima volta, le principali sigle di categoria per lanciare un appello condiviso al Governo e alle istituzioni: difendere un comparto che rappresenta una delle poche eccellenze in crescita del Paese. Con tono deciso ma misurato, Sbarigia ricorda di rappresentare «chi ogni giorno crea, scrive, investe, rischia». E sottolinea il ruolo centrale del tax credit, «l’unico vero sostegno esistente dal 2017», strumento che – spiega – copre solo una parte del budget, ma quella che «rende possibile la produzione». Una leva industriale e culturale, non un privilegio, che ha consentito alla serialità italiana di consolidarsi e competere su scala internazionale.
I NUMERI DI UNA CRESCITA REALE
Nel suo intervento, la presidente dell’APA offre un quadro chiaro e concreto: il settore delle serie televisive vale 783 milioni di euro, di cui 131 milioni da co-produzioni e brand, 400 dalle committenti e 250 dal credito d’imposta. «È grazie a questo equilibrio – spiega – che le imprese hanno potuto patrimonializzarsi e mantenere i diritti sulle opere, garantendo stabilità e continuità creativa».
Un sistema che funziona, e che cresce a ritmi superiori alla media nazionale: +9,3% contro il +2,9% dell’economia complessiva. «Siamo un settore che traina il Paese – ribadisce – e bloccarlo con un taglio improvviso sarebbe un errore strategico».
RACCONTARE IL PAESE VERO
Ma la forza dell’audiovisivo, ricorda Sbarigia, non è solo economica: è anche culturale, identitaria, narrativa. «Le nostre serie raccontano un’Italia autentica, complessa, mai stereotipata. Da L’amica geniale a Il mostro di Firenze, da Costiera a Un posto al sole: storie diverse che mostrano il Paese nella sua verità, lontano dalla cartolina». Un racconto che ha cambiato i territori, generando lavoro e filiere produttive locali: «A Napoli, la serialità ha creato occupazione stabile. Un posto al sole è diventato un piccolo motore industriale. Ogni produzione porta formazione, turismo, indotto».
Un dato, più di tutti, restituisce la portata di questo impatto: in Campania, oltre mille persone del territorio hanno partecipato ai cast delle ultime produzioni.
UN ECOSISTEMA CHE NON PUÒ ESSERE INTERROTTO
Nel finale, Sbarigia allarga lo sguardo, con un messaggio che è insieme tecnico e umano:
«Non siamo tre persone che vogliono portarsi a casa i soldi, ma centinaia di imprese, migliaia di lavoratori, un ecosistema che crea valore economico e culturale. Fermarlo significherebbe distruggere qualcosa che funziona, che innova, che dà identità al Paese». L’audiovisivo, conclude, è una risorsa strategica: un comparto in controtendenza che cresce, investe e racconta l’Italia. «Noi chiediamo solo una cosa: tempo e consapevolezza. Perché bloccare questo percorso virtuoso non sarebbe solo un errore economico, ma una perdita culturale per tutti».
- VIDEO | Guarda qui l’intervento completo di Chiara Sbarigia:
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