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La ragazza atomica e quella fine immeritata: Rita Hayworth

Da sex symbol all’oblio assoluto, da Hollywood all’Alzheimer: la triste parabola di una diva totale

Le fotografie sugli armadietti dei militari americani, nelle carlinghe degli aerei, dentro i carri armati. Quel corpo, esibito e ammirato in un’epoca costruita su censure e divieti. E poi i lineamenti del viso, meravigliosi, ma pur costati dolore e fatica per l’estrazione dei molari per svuotare guance troppo piene. Ballerina figlia di ballerini, cresciuta guardando i movimenti della madre americana e del padre spagnolo – di Castilleja de la Cuesta, vicino Siviglia – Margherita Carmen Cansino per anni aveva atteso pazientemente il suo momento, dividendosi tra piccole apparizioni e particine prima di folgorare Fred Astaire che, nel 1941, sul set de L’inarrivabile felicità, intuì che la ragazza non era una delle tante in fila per la terra promessa, anzi, anni dopo giurò che era stata proprio lei la miglior ballerina con cui aveva danzato. Con tanti saluti alla povera Ginger Rogers.

Fred Astaire e Rita Hayworth ne L’inarrivabile felicità, 1941.

Da quel momento nacque Rita Hayworth, che rinchiuse dentro l’armadio Margherita Carmen Cansino e le sue debolezze, trasformandosi nella ragazza atomica di Hollywood, il suo nome e la sua immagine stampate addirittura sulla bomba sperimentale lanciata dagli americani sull’atollo di Bikini. Da cantante e ballerina, divenne diva grazie a uno spogliarello e a quel duello continuo con Glenn Ford (solido, indimenticabile, faccia d’altri tempi) che in Gilda la trasformò in diva totale chiudendole però – in maniera beffarda – il futuro. Nessuno l’avrebbe più voluta se non come bomba sexy e lei finì rinchiusa dentro uno stereotipo: «So you can put the blame on Mame, boys, put the blame on Mame».

Con Glenn Ford in una foto promozionale di GIlda, 1946.

Ci provò il marito Orson (Welles) a reimmaginarla con La signora di Shangai, tentò poi anche Dieterle e la sua Salomé, ma a un certo punto degli anni Cinquanta, quando Rita Hayworth non aveva nemmeno quarant’anni, a Hollywood esplose un’altra atomica: Marilyn Monroe. Indebolita dall’alcolismo, dopo Tavole separate – nel 1958, in cui era l’amante di Burt Lancaster – girò sempre meno film, finendo poi dentro una malattia nervosa che nei primi anni Settanta l’allontanò per sempre dalla recitazione. L’ultimo atto fu La collera di Dio, nel 1972, girato su consiglio dell’amico – altro irregolare – Robert Mitchum, per racimolare un buon assegno.

Non solo ragazza atomica: lo stile e la modernità di Rita Hayworth.

Nonostante la gloria e i fasti del passato, Hollywood e gli Studios (con cui aveva avuto enormi dissidi, chiedere alla Columbia) si dimenticarono completamente di lei, che divenne anche uno dei primi personaggi pubblici – nel 1980 – ad ammettere di avere l’Alzheimer. Rinchiusa nel suo enorme appartamento al San Remo, Central Park West, New York, trascorse gli ultimi anni di vita con la figlia Yasmin, avuta da Aly Khan. E il 14 maggio 1987 a morire furono in due: Rita Hayworth e Margherita Carmen Cansino. Oggi è sepolta all’Holy Cross Cemetery, a Culver City. Sulla sua lapide, un’iscrizione: «To yesterday’s companionship and tomorrow’s reunion».

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