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Jodie Foster e il cinema nell’era dell’IA: perché ha citato F1 come esempio del dibattito

L’attrice è intervenuta all’Aspen Festival of Ideas riflettendo sul ruolo dell’intelligenza artificiale a Hollywood: dal rischio di una creatività sempre più standardizzata alla tutela del lavoro nel settore.

ROMA – L’intelligenza artificiale continua a essere uno dei temi più discussi dall’industria cinematografica e, questa volta, a intervenire è stata Jodie Foster. Durante un incontro dedicato al futuro di Hollywood all’Aspen Festival of Ideas, l’attrice e regista ha utilizzato F1, il blockbuster con Brad Pitt, come punto di partenza per una riflessione sul modo in cui vengono costruite alcune produzioni contemporanee.

Secondo Foster, guardando il film ha avuto la sensazione di trovarsi davanti a una narrazione estremamente codificata, caratterizzata da una struttura narrativa e da dialoghi così rigorosi da apparire quasi frutto di un processo automatizzato. L’attrice ha però precisato di non voler mettere in discussione il valore commerciale del progetto, che si è rivelato uno dei maggiori successi recenti al botteghino, ma di voler evidenziare una tendenza sempre più diffusa nel cinema mainstream.

Il suo intervento, infatti, non era rivolto esclusivamente a F1, bensì al rapporto tra creatività e tecnologia. Foster ha spiegato di considerare l’intelligenza artificiale come un’evoluzione degli strumenti che da anni stanno trasformando il linguaggio audiovisivo, al pari della computer grafica e delle innovazioni digitali che hanno cambiato il modo di realizzare i film.

La preoccupazione principale riguarda però l’impatto sul lavoro creativo. Secondo l’attrice, alcune produzioni stanno già facendo ricorso alla duplicazione digitale di comparse e interpreti per ridurre tempi e costi, con possibili conseguenze sull’occupazione. Per questo motivo ha sottolineato l’importanza di regole e tutele che garantiscano il giusto riconoscimento economico agli artisti quando la loro immagine viene riutilizzata attraverso strumenti digitali.

Allo stesso tempo, Foster non si è detta contraria all’utilizzo dell’intelligenza artificiale in senso assoluto. Ha raccontato di aver sperimentato personalmente questa tecnologia nel suo ultimo progetto cinematografico, impiegandola come supporto creativo per sviluppare una particolare sequenza onirica. Un esempio che, nella sua visione, dimostra come questi strumenti possano arricchire il processo artistico senza sostituirlo.

Il punto centrale del suo intervento resta dunque il controllo creativo. Per Foster, il futuro del cinema non dipenderà dall’esistenza dell’intelligenza artificiale, ma dalla capacità degli autori di continuare a guidarla, utilizzandola come uno strumento al servizio delle proprie idee e non come un meccanismo destinato a uniformare le storie. Un tema destinato a rimanere al centro del dibattito, mentre Hollywood continua a interrogarsi sull’equilibrio tra innovazione tecnologica e creatività umana.

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