ROMA – C’è un cinema che nasce dal movimento, dalle strade percorse, dai volti incontrati e dai paesaggi attraversati. È il cinema di Wim Wenders, autore che più di molti altri ha saputo trasformare il viaggio in una forma di pensiero, facendo del movimento nello spazio un modo per interrogare identità, memoria, solitudine e desiderio di appartenenza.
Dal 22 giugno, CG Entertainment, in collaborazione con Lumière & Co. e Cinemaundici, porta nelle sale italiane In viaggio con Wim Wenders – Cinque capolavori da riscoprire, una rassegna dedicata a cinque opere centrali nella filmografia del regista tedesco: Alice nelle città, L’amico americano, Lisbon Story, The Million Dollar Hotel e Non bussare alla mia porta. Cinque film realizzati tra gli anni Settanta e i primi anni Duemila, cinque tappe di un percorso artistico che continua a parlare al presente con sorprendente vitalità. Il viaggio comincia con Alice nelle città nella versione restaurata. Realizzato nel 1974, è il primo capitolo della celebre Trilogia della strada e uno dei film che più hanno definito l’immaginario wendersiano. Al centro, l’incontro tra il giornalista tedesco Philip Winter e la piccola Alice, in un itinerario tra America ed Europa che diventa esplorazione sentimentale e geografica. Tecnicamente non è il primo film di Wenders, ma lo stesso regista lo ha spesso indicato come il suo vero esordio artistico, il momento in cui ha scoperto nel road movie la forma più vicina al proprio sguardo.
Con L’amico americano, tratto da Il gioco di Ripley di Patricia Highsmith, arriva invece la consacrazione internazionale. Uscito nel 1977 e presentato in concorso al Festival di Cannes, il film è un noir sospeso tra Europa e America, con Bruno Ganz e Dennis Hopper protagonisti di una storia di ambiguità morale, amicizia e doppio. Un thriller che guarda al cinema americano ma lo filtra attraverso l’inquietudine europea degli anni Settanta, diventando rapidamente un titolo di culto.
Negli anni Novanta, Lisbon Story apre una nuova fase del cinema di Wenders. Presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard, il film è insieme un omaggio alla città di Lisbona, una riflessione sulla natura delle immagini e un tributo alla storia del cinema. Il viaggio del tecnico del suono Philip Winter verso il Portogallo diventa un percorso dentro un’Europa senza confini, libera e attraversabile, oggi più che mai carica di significato. A rendere il film ancora più memorabile contribuisce la colonna sonora dei Madredeus, che proprio grazie a quest’opera conquistarono una fama internazionale.
Con The Million Dollar Hotel, premiato con l’Orso d’Argento alla Berlinale nel 2000, Wenders attraversa invece il cuore marginale di Los Angeles. Nato da un’idea di Bono, che contribuì anche alla colonna sonora, il film è ambientato negli spazi reali del Rosslyn Million Dollar Hotel e racconta un’umanità fragile, visionaria e notturna. Tra noir, favola urbana e storia d’amore, il regista costruisce una delle sue opere americane più radicali, con un cast che comprende Jeremy Davies, Milla Jovovich e Mel Gibson.
A chiudere idealmente il percorso è Non bussare alla mia porta, realizzato nel 2005 e nato dalla rinnovata collaborazione con Sam Shepard dopo Paris, Texas. Il film riporta Wenders negli spazi sconfinati del West e nei territori della memoria, della fuga e della riconciliazione. La storia di Howard, attore in declino che abbandona improvvisamente il set per fare i conti con il proprio passato, diventa una meditazione crepuscolare sul tempo, sulla paternità e sulla possibilità di ritrovare sé stessi attraverso il viaggio.
Cinque film, dunque, che compongono una mappa essenziale del cinema di Wim Wenders: dal road movie esistenziale al noir, dalla riflessione metacinematografica alla favola urbana, fino al western interiore. Opere che tornano oggi sul grande schermo non come semplici restauri o recuperi d’archivio, ma come film ancora vivi, capaci di emozionare e di suggerire nuove letture.
Regista, sceneggiatore, produttore, fotografo e autore, Wim Wenders resta una delle figure centrali del cinema mondiale contemporaneo. Protagonista del Nuovo Cinema Tedesco degli anni Settanta, ha ottenuto nel corso della carriera riconoscimenti fondamentali, dalla Palma d’Oro per Paris, Texas al premio per la regia a Cannes per Il cielo sopra Berlino, fino alle candidature all’Oscar per documentari come Buena Vista Social Club, Pina e Il sale della terra. Con Perfect Days, presentato a Cannes nel 2023 e candidato all’Oscar come miglior film internazionale nel 2024, ha confermato ancora una volta la forza di uno sguardo capace di rinnovarsi senza smarrire la propria identità.
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