ROMA – Il Padre dell’anno – o forse dovremmo dire la madre, come viene ironicamente soprannominato Andy Goodrich all’inizio del film – gioca fin da subito con l’idea, ancora radicata, che il ruolo di cura all’interno della famiglia spetti principalmente alla figura materna. Michael Keaton interpreta Andy, un uomo d’affari avanti con l’età che, per una serie di circostanze legate alla propria negligenza nei confronti della moglie, si ritrova improvvisamente a dover crescere da solo due gemelli di nove anni.

Lì conosce a malapena: non sa i loro gusti, le loro abitudini… a volte persino i loro nomi. Si vede costretto così a dover chiedere aiuto alla figlia maggiore, Grace, interpretata da Mila Kunis, nata da un precedente matrimonio e con un rapporto col padre pressoché inesistente. Il film, secondo lavoro da regista di Hallie Meyers-Shyer, è una commedia drammatica che riesce a commuovere e divertire, grazie soprattutto alla comicità e alla sensibilità di Keaton e Kunis. È un’opera che trova il giusto equilibrio tra ciò che mostra e ciò che vuole comunicare, senza mai forzare la mano. Particolarmente toccante è il rapporto tra Andy e Grace: una donna ormai indipendente, con una propria famiglia e prossima al parto, ma ancora segnata da un’infanzia priva di una vera figura paterna.

Quando vede il padre, seppur spinto dalle circostanze, diventare davvero “il padre dell’anno” per i suoi fratellini, qualcosa in lei si smuove. Quello che Grace vorrebbe è ritrovare un padre che non ha mai avuto davvero, e guarire quella ferita della piccola Grace mai rimarginata. Il Padre dell’anno, nelle sale italiane dal 18 settembre, parla con sincerità allo spettatore, mettendo in luce non solo la fatica e la bellezza dell’essere genitore e dell’essere figlio di un genitore assente, ma anche la necessità di rivedere e superare certi stereotipi familiari ancora troppo diffusi. Un film che fa riflettere, emoziona e fa sorridere, senza mai perdere il senso della realtà.
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