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Il futuro dello streaming passa anche dal modo in cui scegliamo cosa vedere

Scegliere cosa guardare è diventato quasi un’attività a sé. Le piattaforme hanno ampliato enormemente l’offerta, ma proprio questa abbondanza rende più difficile arrivare rapidamente a un film o a una serie. Il cambiamento non riguarda soltanto ciò che troviamo nei cataloghi, ma anche il modo in cui quei contenuti vengono selezionati e proposti.

Freshly Popped

ROMA – Algoritmi, raccomandazioni e selezioni editoriali stanno modificando il rapporto tra spettatore e catalogo. Nel frattempo, lo streaming deve contendersi il tempo libero con un ecosistema dell’intrattenimento sempre più ampio.

Quando il catalogo diventa un problema

Avere migliaia di titoli a disposizione non significa trovare più facilmente qualcosa da guardare. L’abbondanza ha trasformato la ricerca in una parte importante dell’esperienza di streaming. Film, serie e documentari competono per l’attenzione dello spettatore, che spesso si trova davanti a decine di possibilità prima ancora di iniziare la visione.

Il tempo trascorso online è oggi distribuito tra servizi molto diversi. Piattaforme video, social network, videogiochi e servizi digitali come un casino online occupano tutti una parte della giornata attraverso modalità e finalità differenti. Per lo streaming questo significa confrontarsi non soltanto con altri cataloghi audiovisivi, ma con un numero crescente di attività disponibili sullo stesso dispositivo. Quando le alternative aumentano, diventa quindi fondamentale riuscire a far emergere un titolo tra gli altri. Una copertina, una descrizione, una categoria o un suggerimento possono influenzare il modo in cui una persona arriva a un contenuto.

Dalla programmazione televisiva alla raccomandazione

La televisione tradizionale imponeva un ordine preciso attraverso canali, orari e palinsesti. Con le piattaforme on demand questo schema è cambiato. Il contenuto non arriva più necessariamente allo spettatore, ma è lo spettatore a doverlo cercare all’interno di cataloghi molto più estesi.

È qui che entrano in gioco algoritmi e sistemi di raccomandazione. Cronologia delle visioni, generi preferiti e comportamenti precedenti contribuiscono a selezionare i titoli mostrati nella schermata iniziale. La decisione resta dell’utente, ma la sequenza di titoli che porta fino a quel momento viene sempre più costruita dalla piattaforma.

Gli algoritmi non sono però l’unico strumento per orientarsi. Le selezioni editoriali continuano ad avere un ruolo proprio perché introducono un criterio umano all’interno di un’offerta molto ampia. Una guida dedicata ai film da vedere in streaming può così partire da un genere, da un tema o da una particolare occasione per proporre un gruppo ristretto di titoli. Algoritmi e redazioni seguono strade diverse. Il primo approccio si adatta alle abitudini individuali, mentre il secondo può introdurre un punto di vista e portare l’attenzione verso contenuti che un sistema automatico potrebbe lasciare in secondo piano.

La personalizzazione non decide tutto

Il passaggio dalla programmazione lineare ai cataloghi on demand ha cambiato anche il rapporto tra pubblico e contenuti. Cinema, televisione e piattaforme condividono oggi modalità di fruizione sempre più intrecciate, mentre lo spettatore alterna strumenti e ambienti diversi durante la propria giornata. È una trasformazione che riguarda l’intero settore audiovisivo e che emerge anche da analisi recenti come sala e salotto di ANICA.

Una piattaforma capace di prevedere i gusti non offre automaticamente un’esperienza migliore. Se le raccomandazioni si basano quasi esclusivamente su ciò che l’utente ha già visto, il rischio è creare un’esperienza molto coerente ma poco sorprendente.

Per questo la personalizzazione dovrà convivere con la scoperta. Recuperare un film meno recente, suggerire un genere insolito o far emergere un titolo che non rientra nelle abitudini abituali può avere lo stesso valore di una raccomandazione estremamente precisa.

Il futuro passa dalla qualità della selezione

La prossima evoluzione dello streaming potrebbe riguardare meno la quantità dei contenuti e più il modo in cui vengono messi in relazione tra loro. Un catalogo enorme ha valore soltanto quando permette di arrivare rapidamente a qualcosa che valga la pena guardare.

Algoritmi, redazioni e sistemi di ricerca continueranno a svolgere ruoli diversi. La sfida sarà combinarli senza trasformare la personalizzazione in un sistema completamente prevedibile. In definitiva, il futuro dello streaming non dipenderà soltanto da quanti film e serie saranno disponibili, ma dalla capacità di trasformare un’offerta sempre più vasta in un’esperienza semplice, personale e ancora capace di sorprendere.

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