ROMA – Oggi è difficile immaginarlo come un progetto “minore”, eppure Il Diavolo veste Prada non è sempre stato il fenomeno che conosciamo. Anzi: secondo Meryl Streep, il film è nato tra dubbi, etichette e — soprattutto — pochi soldi. Durante una recente intervista, l’attrice ha riaperto il capitolo produttivo della commedia del 2006, raccontando un retroscena che oggi suona quasi paradossale: il budget iniziale era limitato perché il progetto veniva considerato un film “per sole donne”. “Chick flick”, direbbero negli Stati Uniti. Un termine che oggi appare datato, ma che all’epoca ha avuto un impatto concreto sulla produzione. Streep ha spiegato che questa classificazione ha reso più complicato ottenere finanziamenti adeguati, costringendo il team a “faticare non poco per trovare un budget”. Il punto non è solo economico: è culturale. Per anni, i film con protagoniste femminili sono stati percepiti come prodotti di nicchia, meno appetibili per il grande pubblico — e quindi meno “meritevoli” di investimenti importanti.
Eppure, la storia ha preso una piega diversa. Uscito nel 2006, il film diretto da David Frankel è diventato un successo globale, incassando oltre 326 milioni di dollari a fronte di un budget di circa 35 milioni. Non solo: è entrato nell’immaginario collettivo, trasformando Miranda Priestly in un’icona e consolidando la performance di Streep come una delle più memorabili della sua carriera. Un risultato che, col senno di poi, smonta completamente i dubbi iniziali degli studios.Il confronto con oggi è inevitabile. Streep stessa ha citato esempi come Barbie o Mamma Mia! per sottolineare come il pubblico abbia dimostrato — più volte — che le storie con protagoniste femminili possono essere enormi successi commerciali.
E infatti, con Il Diavolo veste Prada 2 ormai alle porte, lo scenario è cambiato radicalmente: questa volta, come ha ironizzato l’attrice, “hanno speso i soldi”. Un ribaltamento che racconta molto più dell’evoluzione di un singolo franchise: è il segno di un’industria che (lentamente) sta rivedendo i propri parametri. Nel ripercorrere la genesi del personaggio, Streep ha anche condiviso un dettaglio curioso sulla costruzione di Miranda Priestly: una figura modellata su un mix di registi come Mike Nichols e Clint Eastwood, tra ironia controllata e autorità silenziosa. Il risultato è un personaggio che ancora oggi sfugge alle semplificazioni: temuto, ammirato, imitato.
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