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Il diavolo veste Prada 2: il ritorno di Meryl Streep e quella prima volta in cui disse no a Miranda

Prima di diventare Miranda Priestly, Meryl Streep aveva rifiutato il ruolo: oggi torna nel sequel insieme al cast originale e a nuove entrate.

ROMA – Prima di diventare un’icona, Miranda Priestly è stata una possibilità mancata. Un ruolo sfiorato, rifiutato, rimesso in discussione. E che per un attimo ha rischiato di non esistere così come lo conosciamo oggi. Prima di incarnare la direttrice di Runway in Il diavolo veste Prada, Meryl Streep aveva infatti scelto di non accettare il progetto, pur riconoscendo la forza della sceneggiatura tratta dal romanzo di Lauren Weisberger. Una decisione legata non tanto alla qualità del film, quanto alla consapevolezza del proprio valore all’interno dell’industria.

Solo in un secondo momento, con una revisione dell’offerta economica, il percorso ha cambiato direzione. E con lui, anche il destino di uno dei personaggi più riconoscibili del cinema degli ultimi vent’anni. Oggi, a distanza di quasi due decenni, quel mondo torna sullo schermo con un nuovo capitolo. Il sequel riporta al centro Miranda Priestly e riunisce i volti storici del film: Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, pronti a riprendere i loro personaggi. Accanto a loro, una nuova generazione di interpreti — tra cui Kenneth Branagh, Lucy Liu e Lady Gaga — amplia un universo che, nel frattempo, si è inevitabilmente trasformato.

Il ritorno de Il diavolo veste Prada non è solo un’operazione nostalgia. È anche uno sguardo aggiornato su dinamiche di potere, identità e lavoro che oggi risuonano in modo diverso rispetto al 2006. E forse è proprio da lì che tutto riparte: da quella scelta iniziale, da quel rifiuto, e da un equilibrio che ha cambiato la traiettoria di un personaggio diventato simbolo.

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