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Disclosure Day: il film più segreto dell’anno (e il motivo riguarda anche noi)

Copioni che spariscono nel giro di una notte e un mistero che guarda al cielo: Steven Spielberg costruisce l’attesa, Josh O’Connor la vive in prima persona.

ROMA – Un copione che arriva di notte. E che la mattina dopo non esiste più. Non è una scena di un film, ma quello che è successo davvero sul set di Disclosure Day, il nuovo progetto di Steven Spielberg. Ed è forse il modo più preciso per capire che tipo di esperienza ci aspetta. A raccontarlo è Josh O’Connor, protagonista del film, che si è trovato tra le mani una sceneggiatura blindata mentre era impegnato sul set di Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery. Nessuna copia digitale, nessuna possibilità di conservarla: solo il tempo necessario per leggerla, poi via, sparita. Un gesto che sembra appartenere a un’altra epoca e che invece definisce perfettamente il presente di un cinema che, per sorprendere ancora, deve imparare a nascondersi.

Perché Disclosure Day nasce così: nel segreto. Ma non è solo una strategia. È parte del racconto.
Scritto da David Koepp, il film si muove dentro un territorio che Steven Spielberg conosce meglio di chiunque altro: quello del mistero che non si lascia afferrare del tutto. Al centro c’è Daniel, un esperto di cybersicurezza che entra in contatto con informazioni governative legate alla vita extraterrestre. E da lì, tutto cambia. Non solo per lui, ma per il modo in cui siamo abituati a pensare alla verità, a chi la possiede e a cosa significa davvero renderla pubblica.

Non è la prima volta che Steven Spielberg guarda verso l’ignoto. Da Incontri ravvicinati del terzo tipo a E.T. l’extra-terrestre, il suo cinema ha sempre trasformato l’invisibile in qualcosa di profondamente umano. Ma qui sembra voler fare un passo diverso: non tanto mostrarci cosa c’è là fuori, quanto costringerci a convivere con il dubbio. Presentato al CinemaCon, Disclosure Day si racconta già come un’esperienza più che come un semplice film. Uno di quelli che non ti accompagnano, ma ti trascinano. E che chiedono allo spettatore di restare, dall’inizio alla fine, senza distrazioni. Forse è per questo che tutto è così segreto. Perché alcune storie funzionano davvero solo se arrivi senza sapere cosa stai per vedere.

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