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Bi Gan guarda già al futuro: dopo Resurrection il regista prepara un nuovo film “sull’esistenza umana”

Il cineasta cinese lavora al suo quarto lungometraggio, che promette uno sguardo più intimo e minimale rispetto al kolossal precedente

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ROMA – Dopo aver firmato uno dei progetti più ambiziosi e discussi del cinema recente, Bi Gan non sembra intenzionato a fermarsi. Il regista cinese, autore di Resurrection, è già al lavoro sul suo prossimo film. Il regista infatti avrebbe iniziato a delinearne le coordinate creative, lasciando intravedere una direzione molto diversa rispetto al suo ultimo lavoro. Il nuovo lungometraggio, infatti, dovrebbe concentrarsi sull’esistenza umana, ma con uno sguardo più essenziale, quasi minimale, lontano dalla dimensione monumentale che ha caratterizzato il progetto precedente.

Il tempismo di questa anticipazione non è casuale. Resurrection, presentato nel 2025 al Festival di Cannes, ha rappresentato un punto di svolta nella carriera del regista: un’opera complessa, stratificata, che attraversa un secolo di immaginario cinematografico mescolando fantascienza, memoria e riflessione sul linguaggio stesso del cinema. Un film che ha confermato Bi Gan come una delle voci più radicali e riconoscibili del panorama contemporaneo, capace di costruire esperienze visive e narrative fuori dagli schemi.

Proprio per questo, la scelta di ridimensionare il campo d’azione appare significativa. Nelle dichiarazioni riportate, il regista ha infatti suggerito la volontà di lavorare su una scala più contenuta, sia dal punto di vista produttivo sia da quello narrativo. L’idea non è quella di semplificare, ma piuttosto di spostare il baricentro del racconto: meno costruzione spettacolare, più attenzione all’individuo, alle sue fragilità, ai dettagli che compongono l’esperienza umana. Un cambio di prospettiva che potrebbe segnare una nuova fase della sua filmografia.

D’altronde, il percorso di Bi Gan è sempre stato segnato da una tensione costante tra ricerca formale e trasformazione. Fin dall’esordio con Kaili Blues e poi con Long Day’s Journey Into Night, il regista ha costruito un linguaggio personale fatto di piani sequenza ipnotici, temporalità fluide e narrazioni che sfuggono a una linearità tradizionale. Con Resurrection questa ricerca ha raggiunto un livello quasi teorico, trasformando il film in una riflessione sul cinema stesso. Il prossimo progetto, invece, potrebbe rappresentare un ritorno a una dimensione più intima, senza però rinunciare a quella profondità che ha sempre contraddistinto il suo sguardo.

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