in

I Care a Lot | Una spietata Rosamunde Pike e il sogno americano portato all’estremo

J Blakeson dirige una dark comedy thriller in cui non esistono buoni ma solo predatori senza empatia

I care a lot

ROMA – In un ipotetico universo cinematografico parallelo a quello che conosciamo, l’Amy Dunne di Gone Girl oggi sarebbe una tutrice legale, fumerebbe sigarette elettroniche fasciata in abiti dalla foggia impeccabile e avrebbe un caschetto biondo dal taglio simmetrico. Ma tutte queste caratteristiche appartengono a Marla Grayson, protagonista di I Care a Lot, terzo lungometraggio diretto da J Blakeson che, dopo il successo ottenuto al passaggio a Toronto arriva su Amazon Prime Video. A interpretare Marla una formidabile Rosamunde Pike, qui nel suo ruolo più riuscito proprio dopo quello della machiavellica e vendicativa Amy nel film diretto da David Fincer.

I care a lot
Rosamunde Pike è Marla Grayson in I care a lot

Ma chi è Marla? Una tutrice legale, dicevamo, che sotto mandato del tribunale, si “prende cura” di decine di anziani a cui sottrae i risparmi di una vita allontanandoli, istanza legale dopo istanza legale, dai propri cari. Un metodo perfettamente congegnato insieme alla sua partner professionale e sentimentale, Fran (Eiza González), e all’aiuto compiacente di medici e direttori di centri per anziani. Una macchinazione che s’inceppa quando Marla punta gli occhi su Jennifer Peterson (Dianne Wiest), una pensionata benestante senza eredi o famigliari. Peccato però che l’anziana signora abbia delle insospettabili connessioni con dei gangster senza scrupoli capeggiati da Roman Lunyov (Peter Dinklage)…

Una scena del film

J Blakeson, dopo La scomparsa di Alice Creed e La quinta onda, torna con una dark comedy thriller che non ha nessuna intenzione moralista o di denuncia contro il sistema sanitario americano. Quello del giro di affari che ruota attorno alla terza età e la sanità statunitense è un tema già ampiamente dibattuto in America, ma l’obiettivo di Blakeson è ben lontano da quello di inserirsi nel filone del cinema di denuncia. Attraverso la sua protagonista, una donna spregevole, immorale, scorretta e priva di compassione, I Care a Lot racconta una storia di cattivi contro cattivi e lo fa con i toni della dark comedy. C’erano molti modi un cui questa storia avrebbe potuto essere raccontata, dal thriller puro al dramma, ma il regista inglese sceglie un tono esilarante, quasi caricaturale per mettere in scena lo scontro di due personaggi negativi, Marla e Roman.

I care a lot
Peter Dinklage è Roman Lunyov in I care a lot

Merito anche dell’attenzione alla messa in scena sorretta dalla fotografia di Doug Emmett e dai costumi di Deborah Newhall che donano al film una precisa atmosfera e fanno di Marla Grayson una dei migliori villain del cinema contemporaneo. «In un mondo in cui sei o preda o predatore, io sono una fottuta leonessa» esordisce all’inizio del film Marla e per le due ore successive la vediamo tenere saldamente la presa sulla sua di preda, a discapito di minacce, rapimenti e tentativi di omicidio. Perché Marla non perde mai e non ha nessuna intenzione di tornare alla povertà da cui è riuscita ad affrancarsi. Costi quel che costi.

I Care a Lot
Una scena di I Care a Lot

I Care a Lot ci incalza costantemente, mettendoci di fronte a personaggi capaci delle più vili azioni pur di ottenere ciò che vogliono. Perché quello del film non è un confronto tra predatori e prede, ma tra predatori e predatori. Qui si concentra l’obiettivo di Blakeson: mostrarci con ironia grottesca un mondo in cui si muovono uomini e donne avidi e senza empatia per il prossimo visto come un bottino da depredare per accrescere il proprio tornaconto. Non possiamo far altro che assistere impotenti e, lo ammettiamo, anche un po’ ammirati dalla tenacia e determinazione di Marla, anti-eroina emblema di un sogno americano dell’autoaffermazione portato all’estremo.

Qui potete vedere il Q&A con il regista e il cast di I Care a Lot da Toronto:

Lascia un Commento

Amate Bill Hader? E allora ecco un buon motivo per recuperare Barry…

Prospect

Prospect | Pedro Pascal e quello strano western spaziale da scoprire