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Dalla Svizzera fino al Giappone | Johanna Spyri, le montagne e la lunga storia di Heidi

Un racconto, due cartoni animati e un film: il viaggio di una bambina ribelle che non è mai invecchiata

Heidi
Anuk Steffen con Bruno Ganz in Heidi nella versione del 2015.

PARIGI – «Eine Geschichte für Kinder und auch für solche, welche die Kinder lieb haben». Era una delle frasi preferite di Johanna Spyri, scrittrice e inventrice di Heidi, personaggio creato nel 1880 proprio seguendo quel monito che amava tanto: «Una storia per bambini e anche per chi ama i bambini». Heidi vide la luce così, bambina ribelle e libera, incapace di sottostare a costrizioni di qualsiasi tipo, familiari e sociali. Il film, portato al cinema nell’ultima versione nel 2015 con la piccola Anuk Steffen nel ruolo di Heidi, è stato solo l’ultimo capitolo di un viaggio durato oltre cento anni, tra letteratura, televisione e cartoni animati.

Heidi
Heidi nella versione giapponese del cartone animato del 1974.

Comincia tutto nel 1827 a Hirzel, in Svizzera, con la nascita di Johanna Louise Heusser che poi diventerà Johanna Spyri: figlia di un medico e di una poetessa, sposerà un giornalista, cominciando a scrivere piuttosto tardi, quando aveva già 44 anni. Heidi però nasce addirittura dopo, nel 1880, quando di anni ne aveva 54. «Una bambina infagottata in tre vestiti e uno scialle rosso, tutto il suo guardaroba, con i piedini in un paio di scarponcini chiodati nuovi nuovi»: così appare per la prima volta al lettore la piccola, proprio mentre si sta dirigendo dal nonno.

Heidi
Heidi 2.0: la rivisitazione del cartone animato.

Dalla pubblicazione di quelle pagine sono trascorsi 140 anni, eppure Heidi non è mai invecchiata: la sua creatrice è morta nel 1901, mentre la piccola si è trasformata in cartone animato, fumetto, cinema, tv, ha viaggiato dalla Svizzera fino al Giappone dove, nel 1974, uno studio di animazione chiamato Zuiyo Eizo gli diede fama e successo: 52 episodi di 25 minuti ciascuno che in Italia arrivarono il 7 febbraio del 1978 cambiando per sempre anche la cultura pop del nostro Paese grazie al 45 giri della sigla (cantata da Elisabetta Viviani) capace di vendere oltre 600mila copie.

Heidi
Heidi e Peter nella versione del 2015.

Il cartoon sarebbe poi stato rifatto negli anni Duemila in Germania e nel 2015, sull’onda del reboot, ecco il film con Bruno Ganz nel ruolo del nonno e la piccola Heidi interpretata dalla Steffen. Invecchiata eppure moderna, arcaica e pur vitale, Heidi oggi riesce a parlare a bambini cresciuti nell’era digitale che dovrebbero trovarla terribilmente antiquata. Perché? Perché è libera, perché il desiderio di vivere a modo suo è lo stesso che accompagna da sempre tutti i bambini. E non solo: «Ma perché strilla così quell’uccellaccio, nonno?». «Cara Heidi, perché ride di quelli che stanno nei villaggi a litigare e grida, così che tutti possano udirlo: ‘Se ve ne andaste ciascuno per la sua strada su una montagna come faccio io, stareste meglio!’».

  • La sigla di Heidi cantata da Elisabetta Viviani nel 1978:

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