ROMA – Negli Stati Uniti è stata avviata una nuova e potenzialmente storica battaglia legale contro la Walt Disney Company. Lo studio legale Morgan & Morgan, noto per le sue massicce campagne pubblicitarie e per essere uno dei più grandi al mondo nel settore del diritto civile, ha citato in giudizio il colosso dell’intrattenimento per ottenere una dichiarazione ufficiale che consenta l’uso della versione originale di Mickey Mouse, quella comparsa nel cortometraggio animato Steamboat Willie del 1928, senza rischiare di incorrere in cause per violazione di copyright o marchio registrato.
Il punto di partenza della controversia è chiaro: dal 1° gennaio 2024 la prima incarnazione di Topolino, quella in bianco e nero di Steamboat Willie, è entrata ufficialmente nel pubblico dominio negli Stati Uniti. Ciò significa che, almeno sul piano teorico, chiunque dovrebbe poter utilizzare quel personaggio senza chiedere autorizzazioni a Disney. La società, tuttavia, continua a difendere i propri diritti, sostenendo che le versioni successive di Mickey Mouse — più moderne e graficamente evolute — restano protette dal copyright e che, soprattutto, il marchio legato al personaggio non perde valore con la scadenza del diritto d’autore.
Lo scontro nasce dall’intenzione di Morgan & Morgan di produrre uno spot televisivo in cui il Mickey “steamboat” guida una barca che finisce per scontrarsi con l’automobile di Minnie. Dopo l’incidente, la protagonista femminile si rivolge allo studio legale per chiedere assistenza. La pubblicità include persino un avviso che chiarisce come Disney non abbia autorizzato né approvato il contenuto. Prima di diffondere la campagna, però, lo studio legale aveva chiesto a Disney garanzie sul fatto che non avrebbe avviato azioni legali. La risposta del colosso di Burbank è stata secca: “Disney non fornisce consulenza legale a terzi”. Da qui la decisione di citare la compagnia davanti al tribunale federale della Florida, con l’obiettivo di ottenere un pronunciamento chiaro.
La vicenda mette in luce la tensione tra due concetti giuridici distinti. Da una parte c’è il dominio pubblico, che permette la libera utilizzazione di opere il cui copyright è scaduto; dall’altra c’è il marchio registrato, che protegge i segni distintivi di un’azienda anche oltre la vita del diritto d’autore. Disney sostiene infatti che l’uso commerciale di Mickey Mouse, anche nella sua versione più antica, rischia di confondere il pubblico e far pensare a un endorsement ufficiale, minando così il valore distintivo del personaggio.
Morgan & Morgan ribatte che la propria campagna rientra nel concetto di fair use, cioè un utilizzo legittimo che la legge americana riconosce in alcuni casi, specialmente quando un’opera viene impiegata per fini critici, trasformativi o parodici. La natura commerciale dello spot, tuttavia, rende il terreno legale particolarmente scivoloso, perché l’uso non avviene in un contesto artistico o accademico, ma all’interno di una campagna pubblicitaria.
Disney, intanto, non ha ancora commentato ufficialmente la causa. È noto, però, che in passato la compagnia ha difeso con fermezza l’immagine del suo personaggio simbolo. Recentemente, per esempio, ha avviato un’azione legale contro una società di Hong Kong che commercializzava gioielli con la denominazione “Mickey 1928 Collection”. In quel caso, l’azienda americana ha sostenuto che l’iniziativa sfruttava in modo improprio l’associazione con il marchio, generando confusione nei consumatori circa un presunto legame ufficiale con Disney.
Il contenzioso odierno non è quindi un episodio isolato, ma si inserisce in una lunga tradizione di battaglie legali. Negli anni ’70, il celebre caso Walt Disney Productions v. Air Pirates vide un gruppo di fumettisti indipendenti citato per aver utilizzato Topolino e altri personaggi in fumetti satirici. Anche in quell’occasione i tribunali ritennero che la parodia fosse troppo simile agli originali, non accettando la difesa basata sul fair use.
La posta in gioco, questa volta, potrebbe essere ancora più alta. Se la corte dovesse dare ragione a Morgan & Morgan, l’esito stabilirebbe un precedente di grande rilievo: il riconoscimento di un diritto concreto all’utilizzo libero e anche commerciale di opere entrate nel dominio pubblico. Al contrario, se dovesse prevalere Disney, si consoliderebbe l’idea che il marchio registrato possa limitare in modo significativo la libertà di sfruttamento anche di opere ormai “libere” sul piano del copyright.
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