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Daniele Luchetti: «Speravamo nel Socialismo, invece ci siamo ritrovati con i Social»

Silvio Berlusconi, Jannacci, Facebook e i lieto fine amari: il regista spiega il suo nuovo film

Daniele Luchetti sul set di Io Sono Tempesta. Foto di Emanuele Scarpa

ROMA – Due uomini diversi, una vecchia accusa di evasione fiscale, un centro accoglienza: Numa Tempesta (Marco Giallini) ha soldi, potere e fiuto per gli affari, ma la notte non riesce a dormire, tormentato dall’assenza dell’amore paterno. Bruno (Elio Germano), invece, ha perso tutto. Vive in strada con il figlio, un’adolescente taciturno che ama studiare. Parte da qui Io sono Tempesta, favola tragicomica di Daniele Luchetti – ora in sala – ispirata all’esperienza di Silvio Berlusconi come volontario in un centro anziani. Una commedia amara, sospesa in un’atmosfera irreale, ma straripante di rimandi alla storia e all’attualità del nostro Paese. Citazionista e colmo di umanità, il film, nonostante il taglio fiabesco, non crede però al lieto fine, come ha raccontato Luchetti in conferenza stampa, dove c’era anche Hot Corn.

Elio Germano e Daniele Luchetti in una pausa di Io sono Tempesta

LA STORIA «Il film? È nato per accumulo. Eravamo partiti dall’esperienza fatta da Berlusconi nei servizi sociali a Milano ma poi, iniziando a lavorarci, ci sembrava un film già scritto dai giornali. L’idea è stata di allargare questo personaggio a qualcuno che concentrasse in sé tutti i vizi e le caratteristiche di tanta gente devota al denaro ma con l’aggiunta di un elemento fondamentale: la simpatia. Perché i più grandi figli di puttana della nostra storia sono anche i più simpatici».

IL TONO «Abbiamo cercato di evitare le piccole difficoltà della borghesia per raccontare un problema sociale con un tono diverso dal solito. Il film è una fotografia buffa del reale, non ha lo sguardo del borghese che si immerge nelle periferie guardandole dall’alto verso il basso. La commistione tra questi personaggi avrebbe dovuto portare, in un cinema più classico, al cattivo che diventa buono. Ma qui, invece, i buoni diventano peggiori del protagonista. Nel finale apparentemente tutti hanno soddisfatto i loro bisogni materiali, ma a spese di qualcun altro. E il sorriso finale, in realtà, è amaro».

Luchetti spiega una scena a Marco Giallini sul set.

I SOCIAL «Il personaggio di Elio (Germano, nda) è convinto di non avere problemi. Una percezione derivata dal fatto che anni fa speravamo nell’avvento del Socialismo ma poi l’ismo è caduto ed è rimasto solo il social. Oggi nel mondo virtuale tutti sono convinti di essere sullo stesso piano. Questa, per me, è la ragione per cui molte persone con redditi bassi votano per la flax tax che, invece, dovrebbe aumentare le loro tasse e diminuirle ai ricchi. Una strana fratellanza, figlia dei social che uniscono tutti in un unico calderone. Una delle differenze tra gli anni in cui si credeva nelle lotte di classe e un’epoca basata sul “mi piace”».

L’ISPIRAZIONE «Siamo arrivati a questa versione per stratificazione, inserendo citazioni dell’Opera Buffa e ricalcando il protagonista sul Don Giovanni di Mozart che non si pente mai. Tutto questo all’interno di uno schema da commedia tradizionale divisa in atti, con la convinzione ferma di non fare un film realistico. Abbiamo iniziato a lavorarci oltre tre anni fa, molto prima di sapere che Sorrentino avrebbe fatto un film su Berlusconi. Non abbiamo cambiato il personaggio perché sapevamo che sarebbe uscito Loro che, tra l’altro, sono molto curioso di vedere».

Luchetti con Giallini prima di girare sul set di Io sono tempesta.

LA RECITAZIONE «Gli attori non professionisti costringono gli interpreti con più esperienza a trasformarsi, alzarsi o abbassarsi a livello di quella credibilità. In questo caso ho avuto la fortuna di trovare personaggi naturalmente molto divertenti, autoironici. Abbiamo fatto un lavoro di improvvisazione con alcuni e questo mi ha dato la possibilità di vedere qualcosa nascere davanti la macchina da presa. Hanno portato un’energia tale sul set che costringeva gli attori a prestare attenzione».

LA CANZONE «Ho visto un re di Enzo Jannacci? Un regalo dell’ultimo momento. La ascoltavo sempre mentre scrivevo la sceneggiatura. Un pezzo meraviglioso con una morale ambigua che capovolge i luoghi comuni. Ci dispiaceva rovinare la sequenza iniziale con i titoli di testa quindi abbiamo utilizzato degli “avanzi” del film. La combinazione tra le immagini e la musica era talmente esplosiva che l’abbiamo tenuta. Ma non è una dichiarazione d’intenti, solo un omaggio a un’artista geniale».

  • Ecco una clip di Io sono tempesta:

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