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Contributi cinema 2026, nuovo bando DGCA: meno risorse a scrittura e sviluppo, cresce la produzione

Pubblicato il decreto del Ministero della Cultura: confermato l’impianto della legge 220/2016, ma cambiano ripartizione dei fondi, requisiti di ammissibilità e procedure per l’accesso ai finanziamenti selettivi.

ROMA – Con il decreto DGCA n. 1238 del 15 maggio 2026, il Ministero della Cultura ha pubblicato il nuovo bando per i contributi selettivi destinati alla scrittura, allo sviluppo e alla produzione di opere cinematografiche e audiovisive, previsti dall’articolo 26 della legge cinema n. 220 del 2016.

L’impianto generale della misura resta in continuità con quello del 2025, ma il bando introduce una serie di modifiche che riguardano la distribuzione delle risorse, i criteri di ammissibilità, la struttura delle linee di intervento e alcuni aspetti procedurali destinati ad avere un impatto concreto sul lavoro di produttori, autori e società audiovisive.

La dotazione complessiva per il 2026 ammonta a 35,7 milioni di euro, una cifra sostanzialmente stabile rispetto ai 35,8 milioni del 2025. Cambia però la ripartizione interna dei fondi: diminuiscono le risorse dedicate a scrittura e sviluppo, mentre cresce il comparto produzione.

Nel dettaglio, alla scrittura vengono assegnati 1 milione di euro contro gli 1,2 milioni dello scorso anno; allo sviluppo vanno 2 milioni rispetto ai precedenti 3 milioni; la produzione sale invece a 32,7 milioni di euro, anche grazie all’integrazione nel bando della linea dedicata ai film di particolare qualità artistica e ai progetti legati all’identità culturale italiana.

Per quanto riguarda la scrittura, il nuovo bando riduce anche il numero massimo di progetti finanziabili per sessione. Le opere non seriali passano da 20 a 18 progetti finanziabili, mentre le opere seriali scendono da 10 a 8. Restano invariati gli importi concedibili, compresi tra 10 e 20 mila euro per progetto.

Anche la linea sviluppo subisce una riduzione significativa. Le opere non seriali dispongono di 1,3 milioni di euro, mentre alle seriali vengono destinati 700 mila euro. Diminuisce inoltre il numero di progetti ammissibili per sessione: da 15 a 11 per le opere non seriali e da 8 a 6 per quelle seriali.

Tra le novità operative più rilevanti compare il rafforzamento dei requisiti formali relativi alla sceneggiatura provvisoria. Il documento era già richiesto nei precedenti bandi, ma il testo 2026 precisa ora che dovrà essere redatto secondo le linee guida previste dall’Allegato 2 “a pena di inammissibilità”. Una precisazione che rende ancora più centrale la correttezza formale della documentazione presentata.

Particolare attenzione viene inoltre dedicata ai diritti sulle opere da adattare. Per i progetti di sviluppo derivati da opere protette dal diritto d’autore sarà possibile presentare inizialmente anche un’opzione di acquisto dei diritti, ma in caso di concessione del contributo l’opzione dovrà essere esercitata entro la richiesta di acconto. La DGCA richiederà infatti la piena titolarità dei diritti già nella fase di erogazione del contributo sviluppo.

Resta inoltre confermata la preclusione per le società che abbiano ottenuto tre contributi allo sviluppo o alla pre-produzione senza aver successivamente richiesto la nazionalità italiana definitiva per nessuna delle opere sostenute.

Sul fronte della produzione, il bando 2026 mantiene le principali linee di intervento dedicate a giovani autori, opere prime e seconde, documentari, cortometraggi e animazione, ma ridefinisce le relative dotazioni economiche.

I documentari di particolare qualità artistica passano da 6,6 milioni a 4 milioni di euro, con una conseguente riduzione del numero massimo di opere finanziabili per sessione, da 44 a 26. Anche l’animazione subisce un ridimensionamento, scendendo da 8,8 a 5 milioni di euro.

Viene invece inserita organicamente nel bando produzione la linea relativa ai film dedicati a personaggi, luoghi e avvenimenti dell’identità culturale italiana, con una dotazione di 7,5 milioni di euro.

Tra gli elementi più significativi figurano i nuovi requisiti di ammissibilità previsti dall’articolo 22 per le richieste di contributo alla produzione. Le società dovranno aver depositato l’ultimo bilancio presso il Registro delle imprese, salvo esenzioni di legge, e dimostrare di aver prodotto almeno un’opera audiovisiva distribuita al pubblico negli ultimi cinque anni, ad eccezione delle imprese di nuova costituzione.

Il bando introduce inoltre un criterio legato alla “cantierabilità” del progetto: i richiedenti dovranno attestare che l’inizio delle riprese sia previsto entro 18 mesi dalla scadenza della sessione di partecipazione.

Per le opere internazionali e le coproduzioni vengono precisati anche i requisiti relativi alla titolarità dei diritti e alle quote di partecipazione italiana. Le imprese italiane dovranno detenere almeno il 20% dei diritti sull’opera, soglia che scende al 10% nei casi che coinvolgano più di due Paesi.

Sul piano procedurale, il bando 2026 disciplina in modo più dettagliato il sistema delle audizioni, che potranno svolgersi anche da remoto e potranno essere richieste direttamente dai soggetti partecipanti tramite istanza motivata.

Viene inoltre introdotto un termine massimo di 10 giorni per il soccorso istruttorio, mentre le domande prive dei requisiti richiesti saranno escluse tramite comunicazione motivata inviata via PEC dalla DGCA.

Cambiano anche le finestre temporali per la presentazione delle domande. La prima sessione si svolgerà dal 3 al 17 giugno 2026, mentre la seconda sarà aperta dal 1° al 15 ottobre.

Restano confermate, infine, le clausole relative all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Il bando richiede specifiche dichiarazioni sul mancato utilizzo di sistemi IA nella realizzazione delle sceneggiature e dei materiali artistici, oltre a prevedere tutele contrattuali per autori, artisti e interpreti rispetto allo sfruttamento delle loro opere e prestazioni da parte di sistemi automatizzati.

Nel complesso, il nuovo bando selettivi 2026 conferma la centralità del sostegno pubblico al settore audiovisivo, ma introduce criteri più stringenti sul piano produttivo, societario e documentale. Un quadro che richiederà alle società una preparazione ancora più accurata nella fase di candidatura e gestione dei progetti.

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