ROMA – Da anni Quentin Tarantino ripete la stessa promessa: si ritirerà dalla regia dopo aver diretto il suo decimo film. Una scelta che il regista di Pulp Fiction e C’era una volta a… Hollywood ha ribadito più volte, convinto che molti grandi autori abbiano realizzato le loro opere meno riuscite nella parte finale della carriera. Una filosofia che, però, non convince del tutto Christopher Nolan. Intervistato dal Telegraph durante la promozione di The Odyssey, Nolan ha affrontato il tema, spiegando di rispettare le motivazioni del collega ma di sperare che, alla fine, cambi idea. “Ha le sue ragioni, ma spero che non resti fedele a quella decisione”, ha dichiarato il regista britannico. “Credo sia pericoloso guardare alla propria carriera in modo così specifico.”
Per Nolan, infatti, fissare in anticipo un traguardo così netto rischia di influenzare il modo stesso di affrontare il proprio lavoro. Il regista di Oppenheimer ha spiegato di aver sempre preferito un approccio diverso: concentrarsi completamente sul film che sta realizzando, senza pensare troppo a quello successivo o a un eventuale punto d’arrivo. “Io affronto ogni film come se potesse essere l’ultimo. Tutta l’energia è concentrata sul progetto che ho davanti, non su ciò che verrà dopo.”
La riflessione di Nolan si inserisce in un dibattito che accompagna Tarantino ormai da oltre quindici anni. Il regista americano ha più volte spiegato di voler concludere la propria filmografia con dieci lungometraggi, sostenendo che molti cineasti continuino a lavorare troppo a lungo, finendo per compromettere il livello complessivo delle loro opere. Considerando Kill Bill come un unico film, il prossimo sarà quindi il decimo e, almeno nelle sue intenzioni, l’ultimo. Non tutti, però, condividono questa filosofia. Già in passato Martin Scorsese aveva espresso perplessità sull’idea di stabilire a priori la fine di un percorso artistico, osservando come ogni autore viva il proprio rapporto con il cinema in maniera diversa. Ora anche Nolan si unisce a quel coro, pur senza mettere in discussione la libertà del collega di scegliere quando fermarsi.
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