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Cannes 2026, si profila un’edizione senza Hollywood: Almodóvar e Refn tra i nomi più attesi

Meno star americane e più cinema d’autore internazionale: il festival guarda all’Europa e al mondo, mentre cresce l’attesa per la selezione ufficiale

ROMA – A Cannes, prima ancora dei film, arrivano le indiscrezioni. E quelle che stanno circolando in queste settimane raccontano un’edizione destinata a cambiare tono: il Festival di Cannes 2026 potrebbe essere uno dei più “non hollywoodiani” degli ultimi anni, con una selezione orientata soprattutto verso il cinema europeo e internazionale. La 79ª edizione della manifestazione, in programma dal 12 al 23 maggio 2026, presenterà la line-up ufficiale il prossimo 9 aprile, ma le prime voci delineano già uno scenario preciso: meno grandi produzioni americane e più spazio agli autori.

Almodóvar, Refn e i grandi autori europei

Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza ci sono quelli di Pedro Almodóvar e Nicolas Winding Refn, due registi che negli anni hanno costruito un rapporto forte con la Croisette e che potrebbero tornare in concorso con nuovi progetti. Accanto a loro, il possibile line-up include una costellazione di autori tra i più rilevanti del cinema contemporaneo: da Paweł Pawlikowski a Andrey Zvyagintsev, da László Nemes a Lukas Dhont, fino a Werner Herzog e Albert Serra. Un elenco che, se confermato, disegnerebbe una selezione fortemente orientata verso un cinema d’autore, spesso radicale e poco conciliato con le logiche dell’industria hollywoodiana.

L’assenza (relativa) di Hollywood

Il dato più significativo, però, è proprio quello che manca. Secondo le anticipazioni, le grandi produzioni americane potrebbero avere un ruolo marginale, almeno nella competizione principale. Una scelta che non rappresenterebbe una rottura totale — Cannes ha sempre alternato cinema d’autore e titoli più commerciali — ma che segna comunque un riequilibrio evidente rispetto ad alcune edizioni recenti.

Questo possibile “passo indietro” di Hollywood potrebbe essere legato a diversi fattori: strategie distributive sempre più orientate allo streaming, calendari produttivi sfalsati e una crescente distanza tra il modello dei festival europei e quello dell’industria statunitense. Più che un’assenza, quindi, si tratta di uno spostamento. Cannes sembra voler rafforzare il proprio ruolo di vetrina del cinema internazionale, aprendo a una pluralità di sguardi e cinematografie. Non a caso, tra i titoli attesi figurano anche opere provenienti dall’Asia e dal Medio Oriente, con registi come Ryusuke Hamaguchi, Hirokazu Kore-eda e Na Hong-jin tra i possibili protagonisti.

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