ROMA – All’inizio degli anni Duemila, due ragazzi scozzesi sognano di sfondare nell’hip-hop, ma con quei forti accenti del nord nessuno li prende sul serio. Così Gavin e Billy inventano un piano folle: si spacciano per rapper californiani, con nomi falsi e storie inventate, riuscendo incredibilmente a conquistare l’industria musicale britannica. Almeno finché la verità non torna a bussare alla porta.
California Schemin’, presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Freestyle dopo il debutto a Toronto, segna l’esordio alla regia di James McAvoy. Un film energico, sfacciato, irriverente e profondamente scozzese. Perché sì, McAvoy – nato e cresciuto a Glasgow – avrebbe potuto iniziare la carriera da regista con una grande produzione americana. Invece sceglie di partire da casa e di raccontare una storia fatta di sogni troppo grandi e di accenti “sbagliati”.
Il risultato è un biopic musicale che mescola l’energia di 8 Mile con la malinconia dei film di John Carney. Ma più che un film sulla musica, California Schemin’ è un film sull’identità: su quanto siamo disposti a cambiare, a fingere, pur di essere visti. McAvoy costruisce una commedia dolceamara che corre tra club, studi di registrazione e call center, alternando ritmo e silenzi, battute e confessioni. Sullo sfondo una domanda: quanto vale un sogno, se per realizzarlo devi diventare qualcun altro?
Il duo protagonista – l’esordiente Séamus McLean Ross e Samuel Bottomley – funziona alla perfezione. La loro amicizia è autentica, imperfetta, piena di contraddizioni. C’è un’ironia sottile e irresistibile nel vedere due scozzesi costretti a fingere di essere americani per essere ascoltati in Inghilterra. Ma dietro la commedia c’è una critica lucida: quella a un’industria che decide chi può avere voce e chi no, cosa è “apprezzabile” e cosa non lo è.
Da regista, McAvoy mostra una sicurezza sorprendente. Sa muoversi tra ritmo e introspezione, trovando la sua forza nei dettagli. Una scena silenziosa in un bar diventa uno dei momenti più toccanti del film, mentre i concerti esplodono di energia e libertà. California Schemin’ parla di amicizia, di identità, ma soprattutto di quel coraggio fragile che serve per reinventarsi.
Gavin e Billy volevano solo essere ascoltati. E forse anche McAvoy, con questo debutto, ci sta dicendo la stessa cosa: dopo anni davanti alla macchina da presa, aveva bisogno di trovare una nuova voce e (forse) l’ha trovata.
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