ROMA – «Tutto ha inizio con qualcosa di magnifico…» recita Emma Stone nei panni di Michelle, protagonista femminile di Bugonia, ultima opera di Yorgos Lanthimos, regista greco che ha conquistato ormai l’Europa e gli Stati Uniti. Presentato in concorso alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia è il remake del film sudcoreano Jigureul jikyeora di Jang Joon-hwan. Il titolo è ispirato a un rituale mitologico reso celebre da Virgilio nelle Georgiche: uno sciame di api poteva nascere spontaneamente dalla carcassa in decomposizione di un bue. Bugonia rappresenta la rinascita surreale dalla distruzione, l’alterazione della verità nel mondo contemporaneo, una visione apocalittica e distopica della realtà.

Ambientato in Georgia, lontano dalla vitalità delle grandi metropoli americane, Lanthimos mette in scena una periferia dell’America, quasi asettica, dove gli abitanti sono pochi, e la casa del protagonista sembra una grande metafora di tutto il film: sporca, abbandonata a se stessa e a un tempo passato che si è impossessato di lei, insomma senza possibilità di vita. Emma Stone è un alieno travestito da brillante donna in carriera che viene scoperto da Teddy, un uomo non propriamente inserito in società. Il ragazzo vive con suo cugino e le sue amate api che stanno scomparendo. E dopo le api, potremmo scomparire anche noi? Magari a causa di questi alieni? Secondo Teddy si.

I capelli di Michelle sono l’aggancio per chiamare la nave madre di questa comunità di alieni ed Emma Stone viene rasata sul serio davanti alla telecamera. Rapita, svestita dai suoi abiti casual e pelata, inizia un’inquisizione per capire se effettivamente è lei l’extraterrestre e se si stia avvicinando un pericolo per il pianeta terra, ma il tutto è estremamente confuso. È veramente lei l’alieno, o Teddy è un semplice folle o siamo noi in quanto essere umani a essere diventati alieni su questa terra? Lo spettatore non arriva mai ad avere un quadro chiaro, se non nella fase finale del film, su chi dice la verità e chi mente, ed è proprio questa ricerca dell’autenticità a rappresentare, forse, il cuore pulsante della storia.

Noi abitanti di questo pianeta ci raccontiamo delle menzogne travestite da certezze che vanno avanti da secoli, pensando di essere i più intelligenti, i più audaci e gli unici aventi diritto a governare, ma in realtà abbiamo distrutto molto di quella grazia e magnificenza di cui parla Michelle con guerre, inquinamento, deforestazione e nessuna cura per chi è diverso da noi.Bugonia ci mette davanti uno scenario fantascientifico puntando l’attenzione su ognuno di noi e sulle cause del perché non siamo stati in grado di mantenere la terra nel suo stato naturale di magnificenza. Se Dostoevskij ne L’idiota scrive «La bellezza salverà il mondo», l’ultimo lavoro di Lanthimos ci fa capire che noi abbiamo distrutto tutto quello che di bello aveva da offrirci questo pianeta, dimostrando forse di non essere la specie più intelligente, ma la più superficiale.
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