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Ari Aster rivela di aver scritto un prequel di Hereditary: «Ma non è mai il momento giusto per farlo»

Il regista del cult horror del 2018 ha confermato l’esistenza di una sceneggiatura ambientata prima degli eventi del film, pur ammettendo di non sapere se la realizzerà mai

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ROMA – Per anni i fan di Hereditary hanno fantasticato sulla possibilità di tornare nell’universo inquietante creato da Ari Aster. Ora arriva una conferma inattesa: il regista ha effettivamente scritto un prequel del suo celebre horror del 2018. C’è però un problema. Al momento non sembra particolarmente convinto di volerlo trasformare in un film. La rivelazione è arrivata durante una proiezione speciale di Hereditary organizzata dall’American Cinematheque nell’ambito del Bleak Week Film Festival. Parlando con il pubblico, Aster ha spiegato di aver già sviluppato una sceneggiatura ambientata prima degli eventi raccontati nel film con Toni Collette, ma di non aver mai trovato la giusta occasione per portarla sullo schermo.

«Ho scritto un prequel», ha raccontato il regista, aggiungendo però che «non sembra mai il momento giusto». Un’incertezza legata anche alla natura stessa del progetto: trattandosi di una storia precedente agli eventi di Hereditary, Aster ha ammesso di non essere sicuro della direzione che potrebbe prendere un eventuale sviluppo cinematografico. Uscito nel 2018 e interpretato da Toni Collette, Gabriel Byrne e Alex Wolff, Hereditary è stato il film che ha lanciato definitivamente Ari Aster nel panorama internazionale. Il racconto della famiglia Graham, perseguitata da segreti ereditari, traumi e presenze oscure, è diventato uno degli horror più influenti dell’ultimo decennio, incassando oltre 90 milioni di dollari a fronte di un budget di circa 10 milioni.

Dopo quel successo, Aster ha continuato a esplorare territori sempre più personali con film come Midsommar, Beau Is Afraid e il più recente Eddington, allontanandosi progressivamente dall’horror puro che lo aveva reso celebre. Durante l’incontro, il regista ha anche affrontato il tema dell’etichetta di “elevated horror”, spesso associata ai suoi lavori e a quelli di autori come Jordan Peele e Robert Eggers. Aster ha ribadito di non aver mai apprezzato particolarmente quella definizione, sostenendo che il suo obiettivo è sempre stato semplicemente realizzare buoni film horror, senza distinzioni di categoria.

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