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Anne Hathaway e il caso “Mother Mary”: accuse di blasfemia dopo le prime immagini del film

Dai social alle polemiche globali: il look dell’attrice nel nuovo film di David Lowery divide il pubblico e riaccende il dibattito sul confine tra arte e provocazione

Freshly Popped

ROMA – Una singola immagine è bastata per accendere una polemica globale. Anne Hathaway, protagonista del film Mother Mary, si è ritrovata al centro di critiche e accuse di blasfemia dopo la diffusione dei primi materiali promozionali del progetto, in cui interpreta una popstar dal nome fortemente evocativo. Il caso, nato sui social e rapidamente amplificato online, mostra ancora una volta quanto il rapporto tra immaginario religioso e rappresentazione artistica resti un terreno sensibile. Il contesto è quello di Mother Mary, nuovo film diretto da David Lowery e prodotto da A24, in arrivo nelle sale statunitensi ad aprile 2026.

La pellicola è un melodramma psicologico che segue la relazione complessa tra una cantante di fama mondiale — interpretata da Anne Hathaway — e una stilista, interpretata da Michaela Coel.
Il film si inserisce in un territorio narrativo ibrido, tra musica, identità e dinamiche psicologiche, con una forte componente estetica e simbolica. Non a caso è stato descritto come un “pop melodrama” con elementi anche provocatori e non convenzionali.

Le critiche si sono concentrate in particolare sul nome del personaggio — “Mother Mary” — e su alcune immagini promozionali che, secondo una parte del pubblico, richiamerebbero in modo diretto la figura della Vergine Maria. Sui social, diversi utenti hanno parlato apertamente di contenuti “blasfemi” o offensivi nei confronti della religione cristiana, contestando la scelta narrativa e visiva del film. Si tratta, per ora, di reazioni spontanee e non istituzionali, ma sufficienti a trasformare il film in un caso mediatico prima ancora della sua uscita.

In realtà, Mother Mary era già stato presentato come un progetto fuori dagli schemi. Il film racconta il dietro le quinte di una popstar in crisi, tra fama, identità e relazioni complesse, con un approccio che mescola estetica musicale e tensione psicologica.  Il regista ha dichiarato di voler esplorare il modo in cui il dolore e la pressione pubblica possano essere trasformati in arte, utilizzando anche simboli forti e riconoscibili.  In questo senso, il nome stesso del personaggio può essere letto come una costruzione simbolica, più che come un riferimento diretto religioso — ma è proprio questa ambiguità ad aver alimentato le critiche.

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