ROMA – Trasformare la letteratura in cinema significa trovare un nuovo linguaggio per raccontare ciò che le parole custodiscono. È questa la sfida affrontata da Paolo Coletta con Interno familiare, il suo primo lungometraggio, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2026 nella sezione Freestyle.
Tratto dall’omonimo racconto di Anna Maria Ortese, contenuto nella raccolta Il mare non bagna Napoli, il film è ambientato in una Napoli sospesa nel tempo, durante la vigilia di Natale. Al centro della storia c’è Anastasia Finizio, interpretata da Marianna Fontana, una donna che ha sacrificato buona parte della propria libertà per occuparsi della famiglia e che, davanti al ritorno di un amore del passato, comincia a interrogarsi sulle possibilità di una vita diversa. Per raccontare il suo universo interiore, Coletta sceglie una forma cinematografica particolare: un film musicale nel quale dialoghi e canto si intrecciano, permettendo ai pensieri e ai desideri della protagonista di prendere forma.
Regista, autore e compositore con una lunga esperienza teatrale, Paolo Coletta porta così sul grande schermo la propria ricerca sul rapporto tra parola, musica e rappresentazione, confrontandosi con il realismo magico di Anna Maria Ortese. Ai microfoni di Hot Corn, il regista presenta un’opera che esplora la distanza tra realtà e immaginazione, tra le responsabilità del presente e le possibilità rimaste sospese nel passato. Un racconto intimo che, attraverso la musica, cerca di dare voce a ciò che spesso resta inespresso.








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