ROMA – Ci sono domande che spesso non troviamo il coraggio di fare e risposte che, per paura o imbarazzo, preferiamo tenere per noi. È proprio da questa difficoltà di comunicazione, soprattutto all’interno delle famiglie, che prende forma Parla con me, il nuovo documentario diretto da Sophie Chiarello, presentato alla 21ª Festa del Cinema di Roma.
Un viaggio intimo e autentico nel mondo degli adolescenti, che mette al centro il rapporto tra genitori e figli, le incomprensioni, i silenzi e il desiderio di costruire un dialogo più sincero. Attraverso un laboratorio di cinema e teatro che coinvolge alcuni ragazzi della Zona 167 di Lecce, il documentario ribalta i ruoli tradizionali: sono proprio i giovani a prendere in mano la macchina da presa e a rivolgere domande ai propri genitori, trasformando il cinema in uno strumento di confronto e conoscenza reciproca.
Ai microfoni del Direttore di Hot Corn Dario Cangemi, Sophie Chiarello racconta la nascita del progetto, il lavoro con i ragazzi e il valore di un’esperienza che va oltre la semplice realizzazione di un film, diventando un’occasione per riflettere sulle relazioni familiari e sulle difficoltà di comunicazione nella società contemporanea.
Come cambia il rapporto tra adulti e adolescenti quando sono questi ultimi a porre le domande? Che cosa emerge quando genitori e figli trovano finalmente il tempo e lo spazio per ascoltarsi? E quanto può essere importante il linguaggio cinematografico per dare voce a emozioni che, nella vita quotidiana, spesso rimangono inespresse?
Sono alcuni dei temi al centro dell’intervista, che affronta anche il ruolo del documentario come strumento di osservazione della realtà e di partecipazione, capace di avvicinare mondi che sembrano sempre più distanti.
Dopo lavori come Il cerchio e Attitudini: Nessuna, Sophie Chiarello torna a interrogarsi sulle relazioni umane, scegliendo ancora una volta uno sguardo attento alle persone e alle loro storie.
Con Parla con me, la regista ci ricorda che dietro ogni incomprensione può nascondersi una richiesta di attenzione e che, talvolta, per ritrovarsi basta cominciare a farsi le domande giuste. Un racconto sulle nuove generazioni, ma soprattutto sulla necessità, universale, di imparare ad ascoltare.







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