ROMA – Per anni è stata raccontata come una minaccia, un’incognita capace di mettere in discussione il lavoro di sceneggiatori, attori, tecnici e artisti. Oggi, però, Hollywood sembra aver cambiato atteggiamento nei confronti dell’intelligenza artificiale. Non sono scomparse le preoccupazioni, né le resistenze, ma qualcosa si sta muovendo: l’AI non è più soltanto un argomento di discussione, bensì uno strumento che comincia a trovare spazio nei processi produttivi dell’industria cinematografica. A raccontare questo cambiamento è un approfondimento di Variety, che fotografa un settore sempre più disposto a sperimentare le possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Uno degli esempi più significativi arriva dai Manhattan Beach Studios, in California, dove ha sede Innovative Dreams, realtà legata a Wonder Project, la società del regista Jon Erwin. Qui, attraverso schermi LED e strumenti di intelligenza artificiale generativa, si stanno esplorando nuove modalità di realizzazione delle immagini destinate al cinema e alla televisione. Non si tratta semplicemente di creare contenuti attraverso un algoritmo. La vera sfida è integrare l’intelligenza artificiale nel lavoro di artisti e professionisti, trasformandola in uno strumento capace di affiancare la creatività umana. Un cambiamento che potrebbe incidere profondamente sui tempi di lavorazione, sui budget e sull’organizzazione stessa dei set.
Tra i sostenitori di un utilizzo più aperto dell’AI figurano anche nomi importanti dell’industria. Steven Soderbergh e Doug Liman sono tra i registi citati nel dibattito sulle nuove possibilità produttive, mentre personalità come Reese Witherspoon e George Lucas hanno riconosciuto la portata di una trasformazione tecnologica difficilmente reversibile. Un esempio particolarmente significativo riguarda Bitcoin, progetto di Doug Liman per il quale l’impiego di strumenti basati sull’intelligenza artificiale avrebbe contribuito a ridimensionare sensibilmente le previsioni di spesa, da circa 200 a 70 milioni di dollari. Numeri che spiegano perché gli studios guardino con crescente interesse a una tecnologia capace, almeno potenzialmente, di rendere sostenibili produzioni altrimenti troppo costose.
Ma il risparmio economico non può essere l’unico criterio attraverso cui valutare il futuro del cinema. La progressiva diffusione dell’AI solleva interrogativi sulla tutela delle professionalità, sull’utilizzo delle immagini degli interpreti, sui diritti degli autori e sul valore del lavoro creativo. Questioni che continuano ad alimentare tensioni tra aziende, sindacati e lavoratori dello spettacolo. Anche Jeffrey Katzenberg, figura storica dell’industria dell’intrattenimento, ha invitato Hollywood a confrontarsi con questa realtà. Il punto, secondo il produttore, non è cercare di impedire l’arrivo dell’intelligenza artificiale, ma stabilire le condizioni del suo utilizzo, salvaguardando ciò che rende insostituibile la creatività umana.
Resta poi una domanda fondamentale, forse la più importante: come reagirà il pubblico? Perché se l’intelligenza artificiale promette di modificare radicalmente il modo in cui vengono realizzati film e serie televisive, non è affatto scontato che gli spettatori siano disposti ad accettare qualsiasi forma di contenuto generato artificialmente. Hollywood si trova così davanti a un passaggio decisivo della propria storia. L’AI potrebbe diventare una nuova frontiera espressiva, come in passato è accaduto con il sonoro, il colore e gli effetti digitali. Oppure potrebbe contribuire a una progressiva standardizzazione delle immagini e delle storie.
LEGGI ANCHE
Hot Corn Awards 2026: venerdì 16 ottobre all’Acquario Romano la consegna dei premi speciali
Job Film Days 2026: proclamati i vincitori della settima edizione a Torino
Da Monica Vitti al cinema di domani: Roma torna a essere una festa








Lascia un Commento