ROMA – Dagli anni 60 in poi, Spielberg ha accompagnato intere generazioni con i suoi capolavori: “E.T”, “Incontri ravvicinati di terzo tipo” e “La guerra dei mondi”. Il suo ultimo film risale al 2018, con l’uscita di “Ready Player One”. Dopo una grande attesa, il registra torna in sale dando maggiore spazio allo spessore psicologico dei personaggi.
Se ci mostrassero prove concrete sull’esistenza degli alieni, saremmo pronti ad accettare la verità? Oppure la paura e l’ansia prenderebbero il sopravvento? Nel film è presente anche una componente religiosa, ponendo lo spettatore dinnanzi ad un ulteriore dilemma: la rivelazione di esseri viventi provenienti da altri mondi, provocherebbe un crollo delle religioni e della fede dei credenti? Di fatto a guidare il motore del cinema di Spielberg non sono solo i fatti fantascientifici, piuttosto riflessioni sui comportamenti e le potenziali reazioni degli esseri umani dinanzi all’impossibile. Al centro del cast troviamo Emily Blunt, nei panni della meteorologa Margaret Fairchild, a cui vengono conferiti poteri alieni in seguito ad un incontro con un uccellino rosso.
Inizia così a manifestare inspiegabili capacità linguistiche e a vedere nel cuore delle persone, fino ad empatizzare con loro e convincerli a non ostacolarla. Disclosure Days sceglie volutamente uno scenario meno innovativo, in cui gli alieni appaiono classicamente “magri” e “grigi”, per presentare sul grande schermo la questione della fiducia nello spirito umano. Sono alte le aspettative per il film, ma altrettanto alti sono i rischi di far uscire in sala una nuova pellicola nel mese di giugno. Tuttavia, Spielberg presenta con orgoglio il film, spogliandolo della dimensione negativa e cupa di ”La Guerra dei Mondi”, incuriosendo gli appassionati di fantascienza con un possibile legame tra la specie aliena e umana.
In numerose occasioni ha infatti dichiarato “A volte guardo le persone e loro si, mi fanno paura. Ma mentre scruto il cielo in cerca di altre forme di vita, sento che per me è un luogo sicuro, lo è sempre stato”. Il regista premio Oscar non rinuncia, però, alla meraviglia che ha reso unico il suo cinema, ponendo gli spettatori davanti alla paura dell’ignoto e alla fatidica questione “come si comporterebbe la specie umana dinanzi alla scoperta degli alieni?”.
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