ROMA – In occasione dell’anteprima de Il Vangelo di Giuda, abbiamo intervistato Giulio Base e Darko Perić. Giulio Base ci ha raccontato come il film nasca, almeno in parte, anche da un elemento autobiografico: l’idea che in ognuno di noi esista un frammento di Giuda. Secondo lui, questo si manifesta nelle tante occasioni in cui si finisce per tradire se stessi, nel continuo tentativo di migliorarsi senza sempre riuscirci. La figura di Giuda, infatti, lo ha sempre profondamente interrogato e, in un certo senso, anche intenerito, pur senza mai volerla giustificare. Darko Perić, invece, ha rivelato di essere un grande appassionato di cinema muto e di aver trovato particolarmente originale l’esperienza di partecipare a un progetto come questo. Ha definito il film un’opera d’autore, dotata di una forte anima, sottolineando anche la grande sintonia che si è creata tra i membri del cast durante le riprese.
Il Vangelo di Giuda, film diretto da Giulio Base, racconta la storia di Giuda, figlio di una prostituta a cui una chiromante aveva predetto che avrebbe partorito il diavolo. Sua madre, rimasta incinta di un suo cliente sconosciuto, muore dandolo alla luce e il neonato viene allevato dalle altre ragazze del bordello, che lo chiamano Giuda. Quando è solo un bambino, il tenutario del postribolo cerca di fargli violenza e il piccolo Giuda lo uccide. Cresce molto velocemente e troppo presto, così Giuda, indurito dal dolore provato sin dall’infanzia, diventa il protettore del bordello in cui è nato, si arricchisce vendendo donne come sua madre. Un evento, però, cambierà per sempre la sua vita: quando vede un giovane di nome Gesù che salva Maria Maddalena, una delle sue protette, dalla lapidazione. Giuda è così estasiato e rapito da quella figura, che decide di seguire quel “guaritore”. Giuda, un peccatore, un ruffiano, è sempre l’ultimo degli apostoli a essere interpellato, ma nonostante ciò, segue ancora Gesù nella predicazione e nel vagabondaggio. Durante gli anni i discepoli convivono, condividono successi e sconfitte, trionfi e paure, finché non giunge la fatidica sera dell’ultima cena.
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