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NON C’È ITALIA SENZA CINEMA | L’appello degli autori contro i tagli: il futuro del settore è a rischio

Oltre 200 firme del cinema italiano denunciano il ridimensionamento dei fondi pubblici e chiedono che la creatività torni al centro delle politiche culturali.

ROMA – C’è un momento, nella storia di un’industria culturale, in cui il silenzio non è più un’opzione. Ed è esattamente quello che sta accadendo oggi nel cinema italiano, dove alcune tra le voci più autorevoli del settore hanno deciso di esporsi pubblicamente per difendere non solo un comparto produttivo, ma un’identità culturale.

L’appello nasce dal Coordinamento Autori Autrici e porta con sé un messaggio chiaro: il cinema non è un accessorio, ma una parte integrante del racconto del Paese. A sottoscriverlo sono centinaia di professionisti tra sceneggiatori, registi, attori e compositori, un fronte compatto che unisce generazioni e linguaggi diversi, ma che condivide la stessa preoccupazione.

Al centro della protesta c’è una scelta politica che sta facendo discutere: la riduzione delle risorse destinate al cinema italiano a fronte di un incremento significativo degli incentivi per le produzioni straniere. Una decisione che, secondo gli autori, rischia di alterare profondamente l’equilibrio del sistema, penalizzando proprio chi contribuisce ogni giorno a costruire storie, immaginari e identità.

Il nodo non è solo economico, ma profondamente simbolico. Perché investire meno nella creatività interna significa indebolire la capacità del Paese di raccontarsi, di produrre opere originali, di sostenere nuove voci e nuovi sguardi. E in un momento in cui si discute anche una riforma più ampia del settore, la direzione intrapresa appare ancora più delicata.

La richiesta è netta: riportare la centralità sul lavoro creativo italiano, tutelando un ecosistema che coinvolge migliaia di professionisti e che rappresenta un patrimonio culturale oltre che industriale. Non si tratta solo di difendere un mestiere, ma di preservare una visione.

Perché il cinema, prima ancora di essere un prodotto, è uno specchio. E senza quello specchio, il rischio è di non riconoscersi più.

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