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VIDEO I Fabio Volo sul set de Il mio nemico immaginario: il valore (dimenticato) dell’immaginazione

Dal set dell’opera prima di Antonia Liskova, l’attore racconta a Hot Corn un film che intreccia infanzia, fragilità e dinamiche familiari.

ROMA – C’è un equilibrio sottile, difficile, che Il mio nemico immaginario prova a raccontare: quello tra realtà e immaginazione. Sul set del film, opera prima alla regia di Antonia Liskova, Fabio Volo entra in questo spazio interpretando un padre razionale che si trova a confrontarsi con un mondo che non riesce a controllare.

Intervistato dal nostro Dario Cangemi, l’attore ha spiegato come sia stata proprio la sceneggiatura a colpirlo, per la capacità di affrontare temi profondi partendo dallo sguardo di una bambina. Al centro della storia c’è Emma, nove anni, un universo interiore vivace e complesso e un amico immaginario, Mojito, che diventa un rifugio in una fase familiare delicata.

Il film si muove tra le tensioni di una coppia in crisi e la difficoltà degli adulti di comprendere ciò che non è immediatamente spiegabile. In questo contesto, l’immaginazione non è un elemento accessorio, ma una risorsa fondamentale, un linguaggio alternativo che permette di dare forma a emozioni che altrimenti resterebbero inespresse.

Fabio Volo interpreta Leo, insegnante di scienze, ancorato a una visione razionale del mondo e sempre più distante dalla dimensione emotiva della figlia. Il suo percorso narrativo si complica quando riemerge Bob, l’amico immaginario della sua infanzia, costringendolo a confrontarsi con una parte di rimossa.

Nel racconto dell’attore, centrale è stato anche il rapporto con la regista Antonia Liskova, al suo debutto dietro la macchina da presa. Un lavoro costruito su confronto e ascolto, con una direzione precisa ma aperta al dialogo, capace di accompagnare gli attori dentro un racconto intimo e universale allo stesso tempo.

Prodotto da Minerva Pictures, Colangelo Management e Rai Cinema, Il mio nemico immaginario è attualmente in lavorazione nel Lazio e si presenta come un racconto di formazione che attraversa l’infanzia per parlare agli adulti. Un film che invita a riconsiderare il ruolo dell’immaginazione, non come fuga, ma come strumento necessario per comprendere se stessi e gli altri.

VIDEO | Guarda qui l’intervista a Fabio Volo:

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