ROMA – Ci sono leggi non scritte della cultura pop. Una di queste dice che All I Want for Christmas Is You appartiene a Mariah Carey e a nessun altro. Un monopolio che dura da trent’anni e che ogni dicembre torna a occupare classifiche, radio e immaginario collettivo. O almeno così credevamo.
Perché durante il suo monologo a Saturday Night Live, Ariana Grande ha deciso di fare quello che il pop fa meglio quando è in salute: toccare un mito intoccabile e riderci sopra. Con intelligenza, precisione e una consapevolezza totale del proprio ruolo.
Il riferimento alla hit natalizia non è una semplice gag, ma un gesto meta-pop: Ariana prende il simbolo massimo del Natale musicale e lo usa per raccontare il presente, dove le icone non vengono abbattute, ma rielaborate. Non c’è competizione, non c’è sfida diretta. C’è piuttosto un dialogo ironico tra generazioni di popstar, tra chi ha costruito il mito e chi oggi sa come abitarlo senza esserne schiacciata.
Il monologo funziona perché tiene insieme più livelli: la performance vocale, il timing comico e un sottotesto chiarissimo sul modo in cui la cultura pop si rigenera continuamente. Ariana non prova a “rubare” il Natale a Mariah Carey — sarebbe impossibile — ma dimostra di saper entrare in quel racconto con naturalezza, giocando con l’immaginario condiviso dal pubblico.
Ancora una volta, Saturday Night Live si conferma il luogo perfetto per questo tipo di operazioni: uno spazio dove le star possono smontare la propria aura, riscrivere le regole e ricordarci che il pop, quando è davvero pop, vive di citazioni, eredità e ribaltamenti. Il Natale di Mariah Carey resta intatto. Ma per una sera, Ariana Grande ha acceso le luci su come nascono — e si mantengono — le leggende.
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