ROMA – Con l’annuncio delle nomination ai Golden Globes 2026 si apre ufficialmente la nuova award season: quel tratto di anno – da dicembre a marzo – in cui cinema e televisione vivono in modalità “maratona”, tra red carpet, discorsi di ringraziamento e strategie di campagna che hanno come traguardo finale gli Oscar e gli Emmy.
Guardando la lista completa dei candidati, una cosa è chiara: i giochi, almeno sulla carta, sembrano già abbastanza delineati. Una battaglia dopo l’altra guida la corsa con 9 nomination, seguita da Sentimental Value, Sinners, Hamnet e Frankenstein. Ma tra grandi autori, volti noti, outsider internazionali e nuove categorie che fotografano l’industria di oggi, queste nomination raccontano molto più di una semplice sfida tra titoli.
I front runner: quando il cinema “di regista” torna centrale
La fotografia di questa edizione ha un centro ben preciso: il cinema fortemente autoriale, quello riconoscibile dallo sguardo prima ancora che dalla trama.
Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson – 9 nomination, compreso miglior film commedia/musical, regia, sceneggiatura e interpretazioni – è il simbolo di questa tendenza: un’opera che sembra tenere insieme spettacolo, riflessione politica e personaggi bigger than life. Accanto a lui, Hamnet di Chloé Zhao, Frankenstein di Guillermo Del Toro, Sentimental Value di Joachim Trier e Sinners di Ryan Coogler: cinque autori che negli ultimi anni hanno definito, ognuno a modo suo, una nuova grammatica del cinema d’autore mainstream.
È interessante notare come molti di questi titoli partano dai festival – Cannes, Venezia – prima di arrivare ai premi americani: la linea fra cinema “da circuito” e cinema “da premi” è sempre più labile e passa quasi sempre dai grandi palcoscenici europei.
Il peso del cinema internazionale: da “ospite” a protagonista
Non è più tempo di film non in lingua inglese confinati in una sola categoria. Un semplice incidente, Non c’era altra scelta, Sentimental Value e The Secret Agent non solo competono per il miglior film in lingua straniera, ma si affacciano anche nelle categorie principali.
Il messaggio è chiaro: per entrare davvero nella conversazione globale servono due cose – festival e distribuzione solida negli Stati Uniti – ma una volta dentro, la barriera linguistica pesa sempre meno. I Golden Globe, da premio “della stampa estera”, continuano a essere un ponte naturale per le cinematografie non americane, spesso più audaci nel racconto del presente.
Attori e attrici: sfide generazionali e “doppiette” tra cinema e serie
Sul fronte attoriale, la partita è apertissima. In campo maschile, la sfida più chiacchierata è quella tra Leonardo DiCaprio (Una battaglia dopo l’altra) e Timothée Chalamet (Marty Supreme) nella categoria commedia/musical: due star di generazioni diverse ma ugualmente centrali nel presente hollywoodiano.
Tra i protagonisti drammatici, Dwayne Johnson (The Smashing Machine), Jeremy Allen White (stavolta al cinema con Springsteen: Deliver Me from Nowhere), Oscar Isaac (Frankenstein), Michael B. Jordan (Sinners), Joel Edgerton (Train Dreams) e Wagner Moura (The Secret Agent) confermano la tendenza verso personaggi lacerati, fragili, spesso al limite.
Le categorie femminili raccontano un altro pezzo del puzzle: da Jennifer Lawrence (Die My Love) a Julia Roberts (After the Hunt), da Renate Reinsve (Sentimental Value) a Tessa Thompson (Hedda), fino alla sorpresa Eva Victor (Sorry, Baby), il focus è su protagoniste che portano sullo schermo desideri, nevrosi, rabbie e vulnerabilità profondamente contemporanee.
Nei ruoli non protagonisti, la categoria maschile è una delle più agguerrite degli ultimi anni: Adam Sandler, Benicio Del Toro, Jacob Elordi, Paul Mescal, Sean Penn e Stellan Skarsgård rappresentano l’idea di un “supporting role” che non è più solo spalla, ma motore emotivo o morale della storia. Tra le attrici, spiccano Emily Blunt (The Smashing Machine), Ariana Grande (Wicked Parte 2), Elle Fanning e Inga Ibsdotter Lilleaas per Sentimental Value e Teyana Taylor per Una battaglia dopo l’altra: cinque modi diversissimi di abitare il margine del racconto e spostarne l’asse.
Animazione, box office, canzoni: l’industria allo specchio
La cinquina per il miglior film d’animazione è quasi una piccola mappa del settore: dall’anime di richiamo globale (Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba – Infinity Castle) al pop ipercolorato di KPop Demon Hunters, passando per i colossi Disney (Zootopia 2, Elio) e due produzioni europee di alto profilo come Arco e Little Amélie or the Character of Rain. Segno di un’animazione sempre meno “di nicchia” e sempre più terreno di sperimentazione artistica e industriale.
La categoria “miglior incasso al botteghino” – con dentro Avatar: Fire and Ash, F1, Mission: Impossible – The Final Reckoning, Sinners, Weapons, Wicked Parte 2 e Zootopia 2 – fotografa invece un’altra verità: i Golden Globe provano a dialogare anche con il cinema che riempie le sale e sostiene economicamente il sistema, senza però rinunciare alla dimensione autoriale nelle categorie principali.
Sul versante musicale, tra colonne sonore (da Alexandre Desplat a Hans Zimmer, Jonny Greenwood, Ludwig Göransson e Max Richter) e canzoni originali, si conferma un dato: oggi un film non è solo immagini e dialoghi, ma anche – e sempre di più – un’esperienza sonora pensata per restare, circolare sulle piattaforme, vivere oltre i titoli di coda.
Serie TV: continuità, poche rivoluzioni e qualche nuovo ingresso
Se il cinema sembra in piena “battaglia” per ridefinire gerarchie e linguaggi, sul piccolo schermo il quadro è più stabile.
The White Lotus e Adolescence guidano il gruppo nelle nomination televisive, seguite da Severance, Only Murders in the Building, Hacks, The Bear, The Beast in Me, Black Mirror, Nobody Wants This e The Studio.
Nella categoria miglior serie drammatica, il duello fra Severance e The Pitt si somma alla solidità di titoli come The Diplomat, Slow Horses e The White Lotus: mondi chiusi, sistemi di potere, uffici, ville di lusso e scenari politici in cui i personaggi sono costantemente sotto osservazione.
Sul versante comedy, Abbott Elementary, The Bear, Hacks, Nobody Wants This, Only Murders in the Building e The Studio confermano un’altra tendenza: il confine tra commedia e dramma è sempre più poroso. Ridiamo, sì, ma quasi sempre di qualcosa che fa male.
Tra le miniserie, Adolescence sembra la grande favorita, affiancata da All Her Fault, Black Mirror, The Beast in Me e The Girlfriend. Anche qui, al centro, ci sono traumi, colpe, memorie da affrontare: più che un genere, un dizionario condiviso.
Interessante anche il gioco delle “doppiette”: Jacob Elordi e Jeremy Allen White compaiono sia nelle categorie cinematografiche che in quelle televisive, segno di una carriera sempre meno divisa tra grande e piccolo schermo.
Nuove categorie, nuovi media: stand-up e podcast
A chiudere il quadro, due categorie che raccontano dove sta andando l’intrattenimento oggi: miglior comico stand-up e miglior podcast.
Da Bill Maher a Brett Goldstein, Kevin Hart e Kumail Nanjiani, fino ai podcast come Call Her Daddy, SmartLess o The Mel Robbins Podcast, i Golden Globe provano a tenere insieme un sistema in cui la narrazione passa sempre meno solo dal cinema e dalle serie, e sempre più dalle voci e dalle conversazioni.
Golden Globes 2026: uno specchio del presente (e un teaser sul futuro)
Mettendo in fila tutti i candidati, questa edizione sembra dirci che il cinema – e l’audiovisivo in generale – sta cercando un equilibrio nuovo:
tra autorialità forte e necessità di mercato;
tra festival europei e premi americani;
tra drammi intensi e commedie ibride;
tra film da sala e serie da binge watching;
tra lingue, paesi e sensibilità diverse.
L’11 gennaio 2026, al Beverly Hilton, scopriremo chi vincerà. Ma, al di là dei trofei, le nomination dei Golden Globes 2026 hanno già fissato un punto: il racconto del mondo passa sempre più attraverso storie che non hanno paura di sporcarsi le mani con la realtà. Una battaglia dopo l’altra, sullo schermo.
Golden Globes 2026: tutte le nomination
I film più nominati
Una battaglia dopo l’altra – 9 nomination
Sentimental Value – 8 nomination
Sinners – 7 nomination
Hamnet – 6 nomination
Frankenstein – 5 nomination
Wicked Parte 2 – 5 nomination
Un semplice incidente – 4 nomination
Bugonia – 3 nomination
Marty Supreme – 3 nomination
Non c’era altra scelta – 3 nomination
Miglior film drammatico
Frankenstein
Hamnet
Un semplice incidente
Sentimental Value
Sinners
Miglior film commedia o musicale
Blue Moon
Bugonia
Marty Supreme
Non c’era altra scelta
Nouvelle Vague
Una battaglia dopo l’altra
Miglior regista
Paul Thomas Anderson – Una battaglia dopo l’altra
Ryan Coogler – Sinners
Guillermo Del Toro – Frankenstein
Jafar Panahi – Un semplice incidente
Joachim Trier – Sentimental Value
Chloé Zhao – Hamnet
Migliore sceneggiatura
Hamnet – Chloé Zhao, Maggie O’Farrell
Un semplice incidente – Jafar Panahi
Sentimental Value – Joachim Trier, Eskil Vogt
Una battaglia dopo l’altra – Paul Thomas Anderson
Marty Supreme – Ronald Bronstein, Josh Safdie
Sinners – Ryan Coogler
Migliore attore in un film drammatico
Dwayne Johnson – The Smashing Machine
Jeremy Allen White – Springsteen: Deliver Me from Nowhere
Joel Edgerton – Train Dreams
Michael B. Jordan – Sinners
Oscar Isaac – Frankenstein
Wagner Moura – The Secret Agent
Migliore attrice in un film drammatico
Eva Victor – Sorry, Baby
Jennifer Lawrence – Die My Love
Jessie Buckley – Hamnet
Julia Roberts – After the Hunt
Renate Reinsve – Sentimental Value
Tessa Thompson – Hedda
Migliore attore in un film commedia o musicale
Ethan Hawke – Blue Moon
Jesse Plemons – Bugonia
Lee Byung-Hun – Non c’era altra scelta
Leonardo DiCaprio – Una battaglia dopo l’altra
Timothée Chalamet – Marty Supreme
Migliore attrice in un film commedia o musicale
Amanda Seyfried – The Testament of Ann Lee
Chase Infiniti – Una battaglia dopo l’altra
Cynthia Erivo – Wicked Parte 2
Emma Stone – Bugonia
Kate Hudson – Song Sung Blue
Migliore attore non protagonista (film)
Adam Sandler – Jay Kelly
Benicio Del Toro – Una battaglia dopo l’altra
Jacob Elordi – Frankenstein
Paul Mescal – Hamnet
Sean Penn – Una battaglia dopo l’altra
Stellan Skarsgård – Sentimental Value
Migliore attrice non protagonista (film)
Emily Blunt – The Smashing Machine
Elle Fanning – Sentimental Value
Ariana Grande – Wicked Parte 2
Inga Ibsdotter Lilleaas – Sentimental Value
Teyana Taylor – Una battaglia dopo l’altra
Miglior film in lingua straniera
Un semplice incidente – Francia
Non c’era altra scelta – Corea del Sud
Sentimental Value – Norvegia
Sirt – Spagna
The Secret Agent – Brasile
The Voice of Hind Rajab – Tunisia
Miglior film d’animazione
Arco
Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba – Infinity Castle
Elio
KPop Demon Hunters
Little Amélie or the Character of Rain
Zootopia 2
Migliore colonna sonora originale
Frankenstein – Alexandre Desplat
F1 – Hans Zimmer
Una battaglia dopo l’altra – Jonny Greenwood
Sinners – Ludwig Göransson
Hamnet – Max Richter
Migliore canzone originale
“Dream As One” – Avatar: Fire and Ash
“Golden” – KPop Demon Hunters
“I Lied to You” – Sinners
“No Place Like Home” – Wicked Parte 2
“The Girl in the Bubble” – Wicked Parte 2
“Train Dreams” – Train Dreams
Miglior incasso al botteghino
Avatar: Fire and Ash
F1
Mission: Impossible – The Final Reckoning
Sinners
Weapons
Wicked Parte 2
Zootopia 2
Premi per la televisione
Le serie più nominate
The White Lotus – 5 nomination
Adolescence – 5 nomination
Severance – 4 nomination
Only Murders in the Building – 4 nomination
Hacks – 3 nomination
Nobody Wants This – 3 nomination
The Bear – 3 nomination
The Beast in Me – 3 nomination
Black Mirror – 3 nomination
The Studio – 3 nomination
Miglior serie drammatica
The Diplomat
Pluribus
Severance
Slow Horses
The Pitt
The White Lotus
Miglior serie commedia o musicale
Abbott Elementary
The Bear
Hacks
Nobody Wants This
Only Murders in the Building
The Studio
Miglior miniserie o film televisivo
Adolescence
All Her Fault
Black Mirror
The Beast in Me
The Girlfriend
Miglior attore in una serie drammatica
Sterling Brown – Paradise
Diego Luna – Andor
Gary Oldman – Slow Horses
Mark Ruffalo – Task
Adam Scott – Severance
Noah Wyle – The Pitt
Miglior attrice in una serie drammatica
Kathy Bates – Matlock
Britt Lower – Severance
Helen Mirren – MobLand
Bella Ramsey – The Last of Us
Keri Russell – The Diplomat
Rhea Seehorn – Pluribus
Miglior attore in una serie commedia o musicale
Adam Brody – Nobody Wants This
Glen Powell – Chad Powers
Jeremy Allen White – The Bear
Martin Short – Only Murders in the Building
Seth Rogen – The Studio
Steve Martin – Only Murders in the Building
Miglior attrice in una serie commedia o musicale
Kristen Bell – Nobody Wants This
Ayo Edebiri – The Bear
Selena Gomez – Only Murders in the Building
Natasha Lyonne – Poker Face
Jenna Ortega – Wednesday
Jean Smart – Hacks
Miglior attore in una miniserie o film televisivo
Jacob Elordi – The Narrow Road to the Deep North
Paul Giamatti – Black Mirror
Stephen Graham – Adolescence
Charlie Hunnam – Monster: The Ed Gein Story
Jude Law – Black Rabbit
Matthew Rhys – The Beast in Me
Miglior attrice in una miniserie o film televisivo
Claire Danes – The Beast in Me
Rashida Jones – Black Mirror
Amanda Seyfried – Long Bright River
Sarah Snook – All Her Fault
Michelle Williams – Dying for Sex
Robin Wright – The Girlfriend
Miglior attore non protagonista in un ruolo televisivo
Owen Cooper – Adolescence
Billy Crudup – The Morning Show
Walton Goggins – The White Lotus
Jason Isaacs – The White Lotus
Tramell Tillman – Severance
Ashley Walters – Adolescence
Miglior attrice non protagonista in un ruolo televisivo
Carrie Coon – The White Lotus
Erin Doherty – Adolescence
Hannah Einbinder – Hacks
Catherine O’Hara – The Studio
Parker Posey – The White Lotus
Aimee Lou Wood – The White Lotus
Miglior comico stand-up
Bill Maher – Is Anyone Else Seeing This?
Brett Goldstein – The Second Best Night of Your Life
Kevin Hart – Acting My Age
Kumail Nanjiani – Night Thoughts
Miglior podcast
Call Her Daddy
Good Hang with Amy Poehler
SmartLess
The Mel Robbins Podcast
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