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TUTTI GIÙ PER TERRA I La nostra intervista a Cinzia Scaglione e Beatrice Stella

Un viaggio nel trauma e nella memoria: il nuovo corto di Marco Simon Puccioni dà voce al silenzio delle vittime e trasforma il dolore in linguaggio cinematografico.

Cinzia Scaglione e Beatrice Stella

ROMA – Intenso e coraggioso, straordinario e denso. Il cortometraggio di Marco Simon Puccioni, Tutti giù per terra è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2025, nella sezione Onde Corte di Alice nella Città. In diciannove minuti, il regista romano condensa un universo emotivo di straordinaria densità, portando sullo schermo la storia di Viola, bambina e poi donna (interpretata da Beatrice Stella e Cinzia Scaglione), segnata da un episodio di violenza che continua a risuonare nel tempo. Il corto esplora con delicatezza e rigore i territori del trauma e della memoria, alternando luce e buio, realismo e visioni, per restituire il frantumarsi di un’identità ferita e la difficoltà di essere ascoltati in un mondo che preferisce voltarsi altrove. L’infanzia, luminosa e crudele, si oppone all’età adulta, immersa nel silenzio e nella notte del ricordo: due stagioni della stessa ferita, rese con una fotografia di forte contrasto cromatico che trasforma il dolore in linguaggio visivo. Un’opera breve ma profondamente necessaria, che conferma la sensibilità di Puccioni per i temi sociali e il potere del cinema come strumento di ascolto e consapevolezza. Qui, le due protagoniste insieme al nostro Dario Cangemi al corner dello Spazio Roma Lazio Film Commission, dopo la proiezione ufficiale:

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