ROMA – Una casa ordinaria. Un quartiere tranquillo. Un nuovo inizio per la famiglia Payne. Ma dietro la facciata perfetta, qualcosa si muove — e non è umano.
Dopo aver esplorato generi e linguaggi con libertà assoluta, Steven Soderbergh torna al cinema con Presence, un thriller soprannaturale che ribalta le regole del genere scegliendo un punto di vista inedito: quello della presenza invisibile che infesta la casa. Ed è proprio questa prospettiva a rendere l’opera disturbante, originale e profondamente inquietante.
Il film, in arrivo dal 24 luglio nelle sale italiane, è ambientato in una tipica casa americana, con il prato curato e oltre cento anni di storia alle spalle. È lì che si trasferisce la famiglia Payne, sperando di voltare pagina dopo un trauma che ha sconvolto la figlia più piccola, Chloe. Ma la casa — e ciò che contiene — non è pronta ad accoglierli con serenità.
Chloe è la prima a percepire la presenza: qualcosa che si manifesta nel silenzio, che osserva, che si fa sentire nei piccoli dettagli. E se all’inizio nessuno le crede, col tempo anche i genitori iniziano a percepire l’ombra che si estende tra le pareti: rumori inspiegabili, oggetti che cambiano posizione, tensioni che riaffiorano.
Presence si muove al confine tra ghost story e dramma psicologico, mostrando come l’invisibile possa insinuarsi nella mente e nella quotidianità. Soderbergh sceglie una regia minimalista e claustrofobica, lasciando che sia lo spettatore a completare l’orrore, in un crescendo disturbante che non fa mai ricorso agli effetti facili del jump scare, ma costruisce l’angoscia con sottile precisione.
- VIDEO | Guarda qui il trailer di Presence:
https://youtu.be/riMdd8Xk2MM








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