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RECENSIONI I Notte Prima degli Esami 3.0: il ritorno del cult in chiave Gen Z

Torna la storia di Notte prima degli esami, raccontata dalla Generazione Z tra dinamiche simili e nuovi strumenti contemporanei. Al cinema dal 19 marzo.

ROMA – In Italia la storia di Notte prima degli esami è ormai un vero cult, scolpito nei ricordi di intere generazioni. È una storia che ha saputo parlare a giovani di epoche diverse, rimanendo impressa nell’immaginario collettivo. Tra i ricordi più malinconici legati al film c’è sicuramente la storica canzone di Antonello Venditti, “Notte prima degli esami”, con cui molti di noi sono cresciuti e che ancora oggi riporta automaticamente a una dimensione fatta di emozioni intense, primi amori, paura della scuola e del rischio di essere bocciati. Sensazioni che, con il passare del tempo e l’arrivo della vita adulta, si trasformano e si allontanano, fino a farci quasi dimenticare quell’ansia e persino il motivo per cui la provavamo. Notte prima degli esami 3.0, è evidente, nasca proprio dal desiderio di raccontare i giovani di oggi durante quel momento così delicato e fragile della vita. L’approccio al film non era semplice: riportare sullo schermo una storia nata circa vent’anni fa e rimasta così impressa nel pubblico significava confrontarsi con un’eredità importante. Il film riprende gli archetipi del primo capitolo, riproponendo dinamiche simili ma calate nel presente, arricchite da elementi contemporanei come i social e l’intelligenza artificiale. Un esperimento non facile, anche perché raccontare la Generazione Z è complesso: una generazione spesso meno immediata da rappresentare e certamente meno spensierata rispetto a quella degli anni Ottanta, che aveva caratteristiche molto riconoscibili, dal modo di vestire alle canzoni che ne accompagnavano le storie.

La trama di Notte Prima degli Esami 3.0 racconta di un gruppo di liceali romani alla vigilia dell’esame di maturità, pronti a vivere la loro ultima grande avventura insieme. Tra amori segreti, tradimenti, amicizie messe alla prova e piani disperati per ingannare la professoressa più temuta della scuola, Giulio e i suoi amici attraversano una notte fatta di feste clandestine, motorini che sfrecciano per la città e un viaggio improvvisato fino a Napoli. Un percorso che li porterà a confrontarsi con il passaggio all’età adulta, scoprendo che crescere significa anche sbagliare, perdonare e trovare il coraggio di dire la verità.

La commedia risulta piacevole da seguire. Tommaso Cassissa, volto noto dei social, affronta il passaggio al grande schermo con una buona credibilità, dimostrando naturalezza davanti alla macchina da presa. Accanto a lui Adriano Moretti che anche lui passa dai social al grande schermo e un cast di giovani interpreti, mentre Sabrina Ferilli veste i panni della temuta professoressa, figura che richiama in qualche modo l’iconico professor Martinelli del primo film. La storia offre momenti di leggerezza, risate e qualche riflessione sul tema della crescita, sull’addio alla scuola e su cosa significhi oggi essere giovani. Proprio su questo punto, però, il film avrebbe potuto spingersi ancora oltre. Notte prima degli esami 3.0 aveva infatti l’occasione di raccontare più a fondo la Generazione Z: una generazione segnata da ansie, paure per il futuro, un rapporto costante con la tecnologia e i social, ma anche da una forte attenzione ai temi sociali e alla salute mentale. Questi elementi sono presenti, ma forse non vengono esplorati fino in fondo. Il primo Notte prima degli esami aveva qualcosa di magico edera riuscito a diventare quasi un manifesto generazionale, capace di raccontare con intensità un modo di vivere la giovinezza e di parlare anche alle generazioni successive. In questo senso, il nuovo capitolo avrebbe potuto osare di più, restituendo con maggiore forza cosa significhi oggi essere giovani.

Il risultato finale resta comunque una commedia gradevole, capace di intrattenere con leggerezza e ironia, sostenuta da un cast affiatato e da dinamiche narrative semplici ma efficaci. Un film piacevole da vedere, soprattutto per chi vuole rivivere – o esorcizzare – la paura della maturità con un sorriso.

 

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