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TOP CORN | Perché Punta Sacra è grande cinema italiano

Francesca Mazzoleni ci porta all’Idroscalo di Ostia, in un racconto così potente da spostare il pensiero

Punta Sacra
Punta Sacra

ROMA – Punta Sacra di Francesca Mazzoleni è pieno di cose. Un cane che abbaia, le nuvole rosa, un’altalena arrugginita. La festa di Natale, sgualcita e delicata. I muri scrostati, dalla salsedine e dalla rabbia. Più su, ogni tanto, un aereo che passa. Chissà per dove, chissà da dove. Ignaro che lì sotto – tra il mare, il fiume e la terra – un gruppo di famiglie vivono lottando quotidianamente e orgogliosamente, in nome di un riscatto che, probabilmente, non avranno mai. Non deve essere stato facile per la regista (classe ’89 e molto talento) immergersi letteralmente in così tanta umanità. Talmente potente da far male, così vera da abbagliare e spostare materialmente il pensiero. Com’è possibile che a pochi chilometri da Roma, sul litorale di Ostia, ci sia un lembo di terra sospeso nel tempo e nello spazio nel quale, nonostante tutto, si celebra la vita?

Francesca Mazzoleni e le giovani protagoniste di Punta Sacra
Francesca Mazzoleni e le giovani protagoniste di Punta Sacra

Una borgata fatta di sabbia, dignità e macerie. Ferita nel 2010 dopo un parziale e violento sgombro ma risorta poco a poco, grazie alle persone aggraziate e disgraziate che la popolano, che la chiamano “casa”. Infatti, in novanta minuti, il docufilm scritto e diretto da Francesca Mazzoleni, segue con la cinepresa a mano i volti, gli occhi e le mani dei suoi meravigliosi protagonisti, liberi di essere sé stessi, senza un copione da seguire. Donne, uomini, ragazze, ragazzi, in questo luogo di frontiera sociale, nel quale si mischia la povertà con la condivisione emozionale e luminosa di un futuro affidato ai sogni dei giovani, custodi di un tesoro enorme: il domani. Ancora da vivere, immaginando quel luogo tra dieci anni. Magari “più moderno”, magari inghiottito dal mare. Perché, Punta Sacra, che non vuole in alcun modo tirare linee politiche né assistenziali, è nella sua narrativa e nella sua costruzione, un racconto poetico dove la storia è colma di bellezza e malinconia.

Punta sacra
Sorrisi

Così, Francesca Mazzoleni si mette in contatto diretto con l’universo caro a Pasolini e Caligari, testimoniando quanto splendore ci sia dietro questa comunità, in quell’estremo margine di periferia nel quale la magia e la resistenza si incontrano. Ed è uno splendore armonizzato come meglio non si potrebbe. Funziona tutto, nel suo film: la fotografia di Emanuele Pasquet, che gioca con i contrappunti del grigio; il suono di Chiara Santella, capace di catturare quei rumori che sfiatano dalle pareti scarabocchiate, come fossero preistoriche caverne; e soprattutto la musica originale di Lorenzo Tomio, che non sbaglia una melodia né una nota, enfatizzando le immagini della regista, insieme ai brani rap di Chiky Realeza (ascoltate M.A.D.R.E.S., da brividi). Immagini mai pietose, tantomeno ridondanti. Anzi, c’è una fortissima empatia, e si avverte un legame quasi naturale tra la grande famiglia e l’autrice, in uno scambio di silenzi e di parole, di risate e di canzoni stonate.

Una scena di Punta Sacra
Una scena di Punta Sacra

E quello di Punta Sacra è il cinema italiano che ci piace di più. Quello che comprende quanto sia nevralgico il valore del racconto, perché senza di esso non può esserci emozione. Quello che sa sorprendere e scaldare, che accorcia le distanze tra le realtà, che siano dall’altra parte del mondo o sul litorale romano. La regista, in novanta minuti, è riuscita a sintetizzare una comunità (una delle tante che nascono in Italia, basti pensare a quella degli Anni ’50 nel Parco della Caffarella, per certi versi simile a quella dell’Idroscalo di Ostia) che mai era stata approfondita, mostrando l’ombra e la luce di un luogo tanto complicato quanto rassicurante, vicino all’essenzialità di una vita capace di scavalcare qualsiasi difficoltà, anche quelle insormontabili. Allora, alla fine di questo viaggio, le sensazioni che rimangono sono tante. Ma è una quella che esce fuori, d’impatto e d’istinto: abbracciare forte le anime di Punta Sacra. Una per una.

Qui potete vedere il trailer di Punta Sacra:

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