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Paulette | Bernadette Lafont, Jérôme Enrico e la storia vera dietro il film

La “nonnina-spacciatrice” rende divertenti la xenofobia e il traffico di droga fra realtà e finzione

Bernadette Lafont e gli altri protagonisti di Paulette

MILANO – Una donna anziana apertamente xenofoba si dedica allo spaccio di droga per sbarcare il lunario. Se non leggessimo i giornali tutti i giorni ci sembrerebbe una storia incredibile, invece questo è esattamente lo spunto da cui ha origine Paulette, la commedia nera di Jérôme Enrico con protagonista la compianta Bernadette Lafont, qui nei panni della scontrosa “gangia-nonnina” alla riscossa di fronte alle ingiustizie della vita.

Paulette
Bernadette Lafont è l’intraprendente Paulette

Per quanto risulta godibile il film di Enrico, ci piacerebbe credere che Paulette sia ispirata ad una figura realmente esistita, invece è il frutto di una (allucinata?) idea creativa che alcuni allievi hanno sottoposto al regista durante una lezione di sceneggiatura alla prestigiosa ESEC – École supérieure d’études cinématographiques. Nonostante il ritratto della periferia francese lacerata da una lotta fra poveri sia compatibile con la realtà, dimenticate i dolcetti da sballo, le strategie di marketing decisamente illegali e i coffee-shop nei Paesi Bassi come buen retiro dopo la pacificazione interiore.

Paulette
Paulette con il nipotino

Paulette però colpisce per come gioca con gli stereotipi cinematografici. L’obbiettivo? Impallinare i veri razzisti pieni di risentimento e mettere in risalto l’ipocrisia della protagonista, pronta sia a denigrare gli immigrati sia a fare affari con loro per una questione di convenienza, mentre ci viene ricordato che «Non bisogna fare di ogni straniero il capro espiatorio delle proprie sventure». In più si tratteggia con empatico cinismo il ritratto di una generazione che fatica a stare al passo nella Francia multiculturale, dove il disagio è diffuso e la convivenza è difficile.

Paulette
Paulette confessa solo alcuni dei suoi peccati

Evitando il tono lezioso e buonista, Paulette si muove quindi nel solco già tracciato da L’erba di Grace di Nigel Cole con Brenda Blethyn. Così si aggiunge un’altra maschera al filone “spacciatori insospettabili e dove trovarli”. In fin dei conti senza Grace, non avremmo avuto neanche la Nancy Botwin di Mary-Louise Parker in Weeds, il Walter White di Bryan Cranston in Breaking Bad o la squinternata banda di Smetto quando voglio. Il segreto del loro successo? Spacciare roba buona certo, ma soprattutto, trasformarsi in specchi che riflettono i nostri peggiori vizi, permettendoci di sperimentare un trip catartico senza sensi di colpa o effetti collaterali a lungo termine.

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